Ecco la busta venuta giù…

…dalla Torre ovest di N.Y.

Straordinario. Tra i mille e mille pezzi di carta che col cuore pieno di angoscia e l’animo avvolto dal terrore l’11 settembre abbiamo visto fioccare dalle Torri gemelle di New York, prima che crollassero su sé stesse, c’era forse anche una lettera. Quella che prima dell’immane tragedia, il 10 settembre, Donna Snyder, un’impiegata di una catena di supermercati del Nuovo Hampshire, aveva mandato alla sua agenzia di viaggi, con dentro un assegno.

Cartoncino d'auguri dalla Costa Rica giunto indenne a Trieste nel 1951. A lato, la busta in cui ha viaggiato
Cartoncino d’auguri dalla Costa Rica giunto indenne a Trieste nel 1951. A lato, la busta in cui ha viaggiato

Ed è stato proprio dall’assegno che un anonimo samaritano è riuscito a risalire al mittente. Indecifrabile, nonostante le due etichette che Donna Snyder aveva appiccicato, assieme al dentello gli innamorati da 34 centesimi della serie Illustratori, in vendita dal 2 gennaio, sulla busta inclusa nel corriere postale caricato a bordo del volo American 11 dell’American Airlines, esploso nel tremendo impatto con la Torre Nord del World Trade Center di New York.

Piuttosto malconcia, riferisce il periodico specializzato statunitense Linn’s, la busta sarebbe stata trovata da un anonimo nell’acciottolato polveroso del Ground Zero di Manhattan e, subito dopo essere stata ripulita dello strato polveroso, messa in un plico indirizzato, per l’appunto, a Donna Snyder, Rochester. Funzionari delle Poste statunitensi avrebbero confermato che la busta, dall’immenso valore documentaristico, avrebbe fatto effettivamente parte del dispaccio caricato a bordo dell’aereo andatosi a schiantare col suo carico umano contro la Torre Nord.

La prima a meravigliarsi del rinvenimento è stata naturalmente Donna Snyder la quale non si è ancora espressa su cosa farà di questo straordinario reperto che ancora una volta fa della posta una eccezionale testimone della storia. Certo, l’unicità per ora nota fa sì che questa busta, ridotta in due brandelli, sia considerata come il più raro e prezioso documento postale sopravissuto ad incidenti o disastri, aerei o marittimi.

La busta che secondo Linn's sarenne stata a bordo dell'AA11 che l'11 settembre 2001 si è schiantato contro la Torre Ovest di New York
La busta che secondo Linn’s sarenne stata a bordo dell’AA11 che l’11 settembre 2001 si è schiantato contro la Torre Ovest di New York

Impossibile quantificare, sia pure a spanne, il suo valore. Basterà qui dire che nel maggio precedente Corinphila ha venduto una delle più preziose fra le 367 sopravvissute nel disastro del dirigibile Hindemburg, che nel 1937 venne distrutto dalle fiamme proprio nei pressi di New York, al rispettabilissimo prezzo di 850.000 franchi elvetici. Poco più di un miliardo di lire!!! (E parliamo di prezzi del 2001).

“Sono stati gli inglesi – ricordava Fernando Corsari, presidente dell’Associazione italiana di aerofilatelia, ad avviare per primi, quaranta e passa anni fa la raccolta e lo studio di questi documenti. Dapprima limitata ai crash navali, e solo in seguito estesa anche agli incidenti aerei”. Un settore della storia postale che Fernando Corsari cura da anni, privilegiando i crash italiani. Che hanno avuto, cioé, per protagonisti aerei e piloti italiani, oppure avvenuti nello spazio aereo, o comunque in territorio italiano. Singolarmente, per lo più questi crash tricolori avvennero in prossimità delle feste natalizie.

Ci fu un periodo – cinquanta sessanta anni fa – in cui alcuni aerei italiani furono coinvolti in gravi incidenti sempre in coincidenza con i giorni che precedono il Natale.
Il primo fu quello in occasione dell’inaugurazione del primo servizio aereo regolare Italia-Brasile nel dicembre 1939. Nel collegamento di ritorno da Rio de Janeiro, il trimotore S.M. 83 I-Arpa della Lati doveva percorrere l’ultimo tratto dall’Isola del Sale a Roma. Dopo lo scalo a Villa Cisneros diretto a Siviglia, all’alba del 24 dicembre 1939, fu travolto da una violenta tempesta, si schiantò contro i rilievi dell’Alto Atlante del Marocco e cadde a Tamanar, vicino a Mogador. Perirono i quattro membri dell’equipaggio insieme a tre giornalisti invitati a bordo per il primo volo.

Una parte della posta trasportata dal Sudamerica, e qualche lettera affidata al comandante dai connazionali in servizio sul campo del Sale, fu recuperata e giunse a Roma il 31 dicembre 1939 e il 3 gennaio 1940. Su una cartolina da Bahia diretta in Germania si può leggere in tedesco: “…Le auguro un felice Natale e ogni bene per il 1940” e su una lettera dall’Isola del Sale a Roma; “La Befana che ti porterà quest’anno sarà… mamma che cercherà di accontentarti… Brava! Ora ti bacio e ti abbraccio, tuo papà”.

Bruciature e timbri postali che ci ricordano l'incidente di Dakar del 1949
Bruciature e timbri postali che ci ricordano l’incidente di Dakar del 1949

Il 23 dicembre 1949 su un quadrielica Lancastrian proveniente da Buenos Aires e diretto a Roma scoppia un incendio durante il decollo da Dakar. Il comandante riatterra immediatamente e ordina l’evacuazione d’emergenza. Tutti salvi, mentre il fuoco aumenta e distrugge completamente l’apparecchio. Del dispaccio postale si salva solo una piccola parte proveniente dall’Argentina e dal Brasile. Su una cartolina da La Plata a Firenze ci sono auguri di Buon Natale e Buon Anno, e su un cartoncino di una società argentina intitolata al nostro campione Achille Varzi, altrettanti auguri ad un sostenitore di Galliate di Novara.

Ugualmente senza vittime – ferito solo il comandante – fu l’incidente del 1951, sempre il giorno 23 dicembre, a un quadrimotore Dc-6 della Lai, proveniente da New York, che stava atterrando alla Malpensa di Milano. Uscì di pista per la nebbia riportando lievi danni. La posta recuperata, parzialmente bruciata, proveniva non solo dagli Stati Uniti, ma anche dall’America Centrale, Cuba compresa. Una busta della Costa Rica e diretta a Trieste contiene un cartoncino d’auguri illustrato con una veduta rurale di quella nazione.

Bruciature e timbri postali che ci ricordano l'incidente di Dakar del 1949
Bruciature e timbri postali che ci ricordano l’incidente di Dakar del 1949

Ancora. Il volo Lai che giunse a New York da Roma il 18 dicembre 1954 terminò invece la sua corsa nelle acque della Jamaica Bay. Sono le stesse acque in cui è finita, il 12 novembre 2001, parte della carlinga dell’Airbus dell’American Airlines distrutto dopo aver perso il motore. La baia è posta al termine delle piste dell’aeroporto Kennedy, che all’epoca si chiamava Idlewild. Per le pessime condizioni del tempo, il Dc-6b italiano riuscì ad atterrare solo al quarto tentativo di toccare la pista, ma urtò le luci di segnalazione, si incendiò e finì nelle acque circostanti.

Sei passeggeri si salvarono, ma gli altri sedici, insieme ai dieci membri dell’equipaggio perirono, anche se l’intervento dei soccorritori fu immediato. L’intero apparecchio fu estratto dalla baia, compresi i sacchi della corrispondenza che reca infatti i segni di permanenza in acqua, oltre al timbro, applicato in diversi tipi, dalle Poste americane. Una letterina, spedita da una scuola americana dei Parioli di Roma, fu poi rimandata in Italia al mittente, perché l’indirizzo si era completamente cancellato. Conteneva un cartoncino con i tradizionali Season’s greetings natalizi.

Come mai tutti questi incidenti, proprio in prossimità di Natale?
I motivi tecnici e diretti degli incidenti aerei sono sempre quasi gli stessi, l’improvviso cambiamento delle condizioni atmosferiche, il guasto dei motori o degli apparati di guida e di alimentazione, la nebbia e gli ostacoli sulle piste. Penso tuttavia che sia il fattore umano quello che, con o senza colpa, provoca o favorisce, e a volte riesce ad attenuare, l’evento dannoso.

Biglietto augurale del 1954 da Roma a New York, tornato in Italia perché l'acqua ha cancellato l'indirizzo del destinatario
Biglietto augurale del 1954 da Roma a New York, tornato in Italia perché l’acqua ha cancellato l’indirizzo del destinatario

Per la disgrazia del Marocco del 1939 si concluse che poteva essere evitata se non si fosse voluto portare a termine ad ogni costo il primo collegamento entro la vigilia di Natale. Nell’incidente del 1949 a Dakar non ci fu una vittima per la perizia e la prontezza del comandante. In quello del 1951 anche se l’aereo per la nebbia fitta toccò terra otto chilometri prima dell’inizio della pista, l’equipaggio riuscì a far scendere in tempo tutti i passeggeri.

Sotto le feste è poi maggiore il traffico aereo, il numero dei passeggeri, l’impegno fisico e mentale degli equipaggi sollecitati a completare i voli secondo le rotte e i tempi previsti. Succede così che la discesa obbligata a New York nel 1954, senza scegliere uno scalo alternativo, venne ripetutamente tentata e poi finì in dramma nella Jamaica Bay.

Fuor di dubbio si tratta di documenti postali di grande valore storico documentario.
A distanza di anni la posta recuperata da un incidente aereo rimane l’unico documento di un fatto che ha inciso sulla vita, la mente e il cuore dei protagonisti e testimoni, e che ci consente di ricordare ancora gli aspetti e le conseguenze, mentre i verbali delle indagini e delle conclusioni finiscono sepolti negli archivi.

Ecco la busta venuta giù

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