E così il Borgo…

…ebbe il suo ufficio.

Nell’ottobre del 1885 iniziò a funzionare l’ufficio postale di Borgo Maggiore, allora centro commerciale della Repubblica. Il 133° anniversario ci permette di ritornare indietro con la memoria, nelle antiche stradine che ogni giorno percorreva l’instancabile fattorino delle Poste.

Centotrentatre anni fa, nella seduta di sabato 5 settembre, il Consiglio Principe e Sovrano della Repubblica di San Marino fu chiamato a pronunciarsi sul “Progetto per il riordinamento postale di Città e Borgo”.

L'arrivo della corriera postale
L’arrivo della corriera postale

Sino ad allora era in funzione nella Repubblica un solo Ufficio Postale, quello di Città (dal 1833), coadiuvato nel servizio postale da due collettorie; l’una, statale, in Borgo Maggiore (dal 1864) e l’altra, comunale, in Serravalle (dal 1867). Tutta la posta veniva concentrata nell’Ufficio Postale di Città da dove, ogni mattina alle quattro e mezza, partiva in diligenza la “Messaggeria” (dal 1879) per l’Ufficio delle Regie Poste Italiane di Rimini, ufficio di appoggio e di transito per l’Italia e gli altri Paesi esteri.

Nello stesso Ufficio Postale di Rimini, naturalmente, si concentrava tutta la posta in arrivo per San Marino; la messaggeria ripartiva per la Repubblica nel pomeriggio dove giungeva verso le 16,30-17, alla Porta di San Francesco. Qui l’attendeva, per prendere in consegna i sacchi postali, il fattorino delle Poste.

Era compito del Direttore di Città fare la cernita delle corrispondenze per il Borgo e Serravalle. La “bolzetta” per il Borgo era recata immediatamente dallo stesso fattorino a quella Collettoria per la distribuzione, mentre quella per Serravalle doveva attendere l’indomani per esservi consegnata dalla diligenza, in transito per quella località diretta a Rimini.

L’innovazione più importante scaturita da quella seduta del Consiglio fu la creazione dell’Ufficio Postale autonomo di Borgo Maggiore: “che tutte e due gli uffici debbano avere pari attribuzioni ed obblighi per quanto all’emissione e pagamento di vaglia, sia quanto al servizio dei pacchi postali, sia quanto alle lettere tassate, e che ognuno di essi debba essere responsabile della direttiva amministrazione… e solo per le intelligenze presa con la Direzione delle Regie Poste Italiane per le spedizioni, dovrà accentrarsi tutto nell’Ufficio della Direzione di Città”.

Annulli a punti. A "farfalla" il primo tipo, più compatto il secondo tipo
Annulli a punti. A “farfalla” il primo tipo, più compatto il secondo tipo

Venne anche stabilito che all’Ufficio di Borgo fossero addetti due impiegati: un Direttore e un Ufficiale Postale; e caratteristica delle decisioni del Consiglio, venne presa seduta stante in considerazione “un’istanza del signor Giuseppe Giacomini il quale, lamentando di aver perduto l’esattoria delle Tasse dopo un servizio di oltre trent’anni, domanda di essere eletto Ufficiale Postale del Borgo Maggiore e il Consiglio, aderendo all’istanza, lo elegge all’incarico”.

Da un successivo verbale del 12 ottobre apprendiamo infatti che Direttore dell’Ufficio di Borgo è, per l’appunto, Giuseppe Giacomini, coadiuvato da Luigi Martini Bartoletti, Ufficiale Postale.

Una tale decisione era però in aria già da parecchio tempo per le ripetute istanze della popolazione di Borgo stesso e delle parrocchie rurali che vi gravitavano, come erano già parecchie le istanze dello stesso tenore degli abitanti di Serravalle.

Borgo Maggiore, l’antica Mercatale, era (ora un po’ meno) il centro commerciale della Repubblica, con il suo mercato settimanale risalente nientemeno che al 1244 (allora era al mercoledì, ora è al giovedì); sede delle annuali fiere e del commercio artigianale e del bestiame, quindi nodo d’incontro da tutta la Repubblica e persino dalle contrade italiane viciniori, e ancora, dopo San Marino città, il Castello più popoloso. Un Ufficio Postale autonomo era dunque d’obbligo per non costringere chi voleva inviare o riscuotere un vaglia, spedire una raccomandata o un’assicurata, a salire all’Ufficio di Città, sia pure per la scorciatoia della Costa dell’Arnella, con accesso dall’antica Porta della Rupe (1525).

Avendola percorsa, questa scorciatoia, mi permetto una divagazione e una proposta. Se salendo a visitare l’antica Repubblica non sarai il solito frettoloso turista, dalla piazzetta dell’Azienda filatelica (un tempo Ufficio filatelico) scendi a sinistra del monumento di Garibaldi verso la Cassa di Risparmio, e ancora giù verso la piazzetta dell’Ara dei Volontari (qui non c’è già più il turismo chiassoso e veloce). In fondo alla via sei alla Porta della Rupe; fermati un momento a ricordarla, in passato, come la porta principale di San Marino, e poi esci verso il Borgo.

L’antica strada della Costa dell’Arnella, ora non più disselciata come si nota ancora nelle cartoline d’epoca, scende tra un verde ombroso, a ridosso della collina, in un paesaggio tranquillo che riporta all’antico; e non ci si accorge dopo un po’ di essere ormai in Borgo.
Nella Piazza Granda, nel palazzo con la Torre dell’Azzurri, è sistemato il Museo postale (dove non c’è molto da vedere) e di fronte, sotto i portici, il centenario Ufficio Postale, nello stesso posto, casa Mariani, dove venne aperto come collettoria nel 1864. Quando in effetti abbia avuto inizio la regolare attività dell’Ufficio di Borgo non lo sappiamo ma presumiamo, sia per le consuetudini dell’amministrazione repubblicana sia per il verbale suaccennato del 12 ottobre, che la data più probabile sia il primo ottobre 1885, giorno di insediamento della Reggenza d’inverno.

Lettera per Firenze affrancata con una coppia del 10 c. oltremare con timbro 9.12.1885
Lettera per Firenze affrancata con una coppia del 10 c. oltremare con timbro 9.12.1885

Come più volte è successo, la storia postale della Repubblica ci riserba singolari sorprese non volute espressamente ma che ci sono particolarmente utili nel determinare fatti, avvenimenti e date; anche in questa occasione abbiamo la fortuna di annotare un evento che ci permette inequivocabilmente un controllo incrociato sulla datazione più antica dell’essere in funzione di Borgo Maggiore.

Dovendo il nuovo ufficio venir fornito degli opportuni timbri e di quant’altro necessario al suo autonomo funzionamento, della cosa pare si sia interessato il Direttore dell’Ufficio di Città, citato d’altronde dal Regolamento stesso quale “Direzione Postale”.
L’allora direttore Giovanni Bonelli all’arrivo del nuovo timbro a datario per il Borgo (probabilmente inciso dallo Jozs, fornitore in quel tempo delle Regie Poste Italiane) si premurò di inviare al suo collega di Borgo sia il nuovo timbro che l’annullatore a punti allora prescritto per la bollatura della corrispondenza.

Ma – e qui sta il fatto a cui accennavo -, riesumato da un qualche cassetto l’annullatore a punti di riserva inviatogli agli inizi del 1870 e mai adoperato (anche se di opinione diversa fu Renzo Bernardelli; ma non ho mai avuto occasione di ritrovare corrispondenza sicuramente d’epoca con questo secondo annullo a punti) decise, dicevo, di tenere per il proprio ufficio tale timbro ancora intonso e di inviare al Borgo quello già vetusto di anni d’uso – ben 32! – e con i bordi ormai consunti e arrotondati come si può notare sulle lettere degli ultimi anni.

Usiamo denominarlo del primo tipo (P1), e quello di riserva, dall’85 in uso in Città, del secondo tipo (P2). Sono nettamente differenziabili.
Quello in uso dal 1866 (primo tipo) presenta due triangoli laterali ad apice tronco verso il centro, formati da punti romboidali molto marcati, mentre i triangoli superiore e inferiore contengono dei punti più minuti, il che dà all’insieme l’aspetto di una “farfalla”; le lettere centrali “S.M.” sono più snelle, il “NO” è più proporzionato e le due linee di sottolineatura dello stesso sono più corte.

Il secondo tipo non ha più l’aspetto di “farfalla”, essendo i punti romboidali tutti pressapoco uguali. le lettere “S.M.” più tozze ma con il “NO” più slanciato e snello e con i due trattini di sottolineatura più sottili e della sua stessa lunghezza: in complesso pare più grossolanamente inciso.
Dall’ottobre 1885 esso fu in uso nell’ufficio di Città e ciò sino ai primi mesi del 1891, quando fu posto a riposo.

Lettera da Borgo a Verucchio in data 18.1.1886, una delle prime date d'uso per corrispondenze spedite da Borgo
Lettera da Borgo a Verucchio in data 18.1.1886, una delle prime date d’uso per corrispondenze spedite da Borgo

Invece quello del primo tipo, in uso in città prima, e poi a Borgo dal 1885, fu inviato in prepensionamento già alla fine del 1890.
Questo scambio di timbri ci permette, come accennavo, il controllo incrociato delle date d’uso degli annullatori – del 2° tipo in Città, del 1° tipo a Borgo – come pure, mi ripeto, della data più antica di funzionamento dell’Ufficio di Borgo. Infatti se sinora la data più antica d’uso è, del bollo di Borgo, il 18 gennaio 1886, una letterina del 9 dicembre 1885, in partenza da Città con l’annullo a punti del secondo tipo, ci conferma indirettamente che in quella data era già pienamente funzionante il secondo ufficio Postale della Repubblica: Borgo Maggiore.

Ma ritorniamo a oltre cent’anni fa. L’ufficio di Borgo era aperto in mattinata dalle 9 alle 13 e nel pomeriggio dalle 15 alle 21 in estate, e alle 20 in inverno, chiudendo alla sera un’ora prima di quello di Città. La “bolzetta” con la posta di Borgo, preparata con tutti i crismi e le registrazioni richieste dal regolamento, veniva consegnata al fattorino delle Poste (all’epoca Silvano Franciosi), che era sceso verso le 17,30 a portare la posta arrivata da Rimini, il quale immantinente risaliva in Città, “affinché il Direttore di quell’Ufficio possa preparare l’intera valigia che dovrà consegnare alle ore quattro e mezza ant.e.”.

Per le raccomandate il Direttore di Borgo dapprincipio non ebbe in dotazione il timbro regolamentare, e ciò sino al 1889 quando fu fornito di un raccomandato in stampatello diritto, in cartella. Sino a quell’epoca le raccomandate da Borgo recano il raccomandato scritto a mano, come pure il peso in grammi e la relativa numerazione, propria dell’ufficio di Borgo, contrariamente a quanto supposto in un primo tempo, e cioé che esse venissero annotate sui registri di Città e con la numerazione progressiva in comune.

All’epoca erano in uso i cinque francobolli emessi nel 1877: 2, 10, 20, 30 e 40 centesimi e le cartoline postali emesse nel 1882, da 10 centesimi e, doppie, da 15 centesimi.

Ma – c’è sempre un “ma” nella storia postale di San Marino – il 2 centesimi usato con i bolli di Borgo non è più del color mirto della prima tiratura. Una nuova fornitura, proprio nel 1885, è di un verde azzurro sensibilmente diverso dal mirto del 1877. I cataloghi, i cui compilatori non pare siano molto propensi ad aggiornarsi, ne accennano appena nelle varietà di colore che non sono poi in verità così tante come essi riportano.

Lettera resa franca mediante due pezzi del 10 centesimi azzurro
Lettera resa franca mediante due pezzi del 10 centesimi azzurro

E già che siamo in argomento, accenno ad un altro francobollo sul quale ancora gli stessi cataloghisti sbagliano grossolanamente: il 10 centesimi non più oltremare, ma azzurro nella fornitura del 1888 e del cui uso proprio presso l’ufficio di Borgo abbiamo la documentazione l’8 agosto 1889. Data quindi anteriore di ben un anno a quella di “emissione” riportata dai cataloghi.

Documenta questa affermazione una piccola busta per Auditore, vergata con grafia “gallinacea”, affrancata con una coppia del 10 centesimi azzurro: una bustarella non troppo bella, un po’ strappatella, non adatta ai palati fini, ma che a me parla il buon linguaggio dei documenti postali interessanti.

Credi, amico lettore, tra alcuni anni leggeremo ancora che il 10 centesimi azzurro è stato emesso l’1 aprile 1890! Bando alle melanconie e passiamo rapidamente avanti. La “legge sui Procaccia” dell’1 agosto 1910 stabilì che il Procaccia di Domagnano attendesse la corriera “al crocevia sopra casa Tarenzi” per consegnare e ritirare la posta, inviando quella per l’estero (compresa l’Italia ovviamente) all’Ufficio di Serravalle, e quella per l’interno a quello di Borgo. Così pure i procaccia di Faetano e di Acquaviva appoggiavano la posta all’Ufficio di Borgo.

L’istituzione dei postini, nel 1933, i quali dovevano possedere la licenza elementare e versare una cauzione, stabilì che quello in servizio per il Borgo doveva: portare e ritirare i sacchi della posta alla Stazione; prelevare la corrispondenza dalle cassette postali; curare l’ordine e la pulizia dell’Ufficio Postale; portare la corrispondenza a domicilio nella zona del centro abitato e nelle adiacenze sino a Monte Andreino, Casa Tini ed alle Casette (Bivio Verucchio).

Altre cose ancora meriterebbe ricordare di Borgo, ma poi vennero i commemorativi a iosa e l’Ufficio filatelico (ora Azienda statale autonoma per la filatelia e la numismatica), che ridussero i francobolli sanmarinesi a, belle o brutte che siano, “figurine di Stato”.

 

A Borgo Maggiore

Nelle grotte scorreva il moscato

La nascita del Castello di Borgo Maggiore è relativamente recente. Il Borgo, infatti, fin dalle sue origini fa parte del territorio e della gestione amministrativa della Città (Parrocchia Pieve). “La Città ed il suo Borgo” si userà dire, per indicare il centro politico della vita sanmarinese ed il luogo del commercio, ove convengono venditori ed acquirenti dalle vicine provincie della penisola.

La conoscenza di San Marino, quindi, e la sua scoperta ad opera dei primi visitatori (quelli che oggi sono chiamati “turisti” ed assaltano letteralmente la piccola capitale, trascurando molto spesso il Borgo) ha inizio da Borgo stesso, chiamato anche “Mercatale”, perché appunto luogo di annuali fiere, mercati ed esposizioni. Su queste esiste una prima documentazione a stampa databile alla seconda metà del XVIII secolo e formata da una serie di Notificazioni che invitano commercianti ed ambulanti a prendervi parte, garantendo vantaggi e franchigie.

I mercati erano soprattutto caratterizzati da un’ampia scelta di bestiame, Ma pare che in quelle piazze si vendesse di tutto, persino (come scrive nel 1842 Oreste Brizi, un aretino assiduo frequentatore della Repubblica) polvere da schioppo e tabacco, soprattutto quello da naso, molto richiesti, tanto da costringere le autorità a provvedere la presenza di un “piantone” per disciplinare la fila degli acquirenti, “non tanto pel loro mite prezzo, quanto per l’eccellente loro qualità”.

Il Mercatale è, quindi, il luogo ove si realizza ogni tipo di commercio in uso e possibile nel tempo. Pare, anzi, che i sanmarinesi siano stati un po’ gelosi di questa loro prerogativa di un buon traffico di commerci, della quale fruivano anche “i pendolari della fiera” che provenivano dalla Romagna e dal Montefeltro. Abbiamo infatti letto con una certa curiosità di un’istanza, felicemente respinta, che alcuni consiglieri presentarono al Consiglio Grande e Generale del 1908 chiedendo di disciplinare i mercati del Borgo “adottando misure di orario in favore della cittadinanza che dovrebbe avere diritto a fare le provviste prima dei forestieri”.

Il Borgo è anche meta di coloro che vogliano commerciare, od anche semplicemente gustare i buoni vini sanmarinesi. La nostra località nell’edizione del 1871 delle “Cento Città d’Italia” è indicata, infatti, come “rinomata per le sue grotte, dove nella stagione estiva conservasi il vino egualmente che se fosse in ghiacciaie”. E queste grotte erano, naturalmente, frequentate cantine ove, all’insegna della frasca, su rozze panche ed altrettanto rozze tavole, i piedi poggiati sulla pietra del monte alla meglio levigata dall’esperta ed instancabile mano degli scalpellini locali, indigeni e ospiti cercano di mitigare la gradazione del sangiovese, del biancale e del moscato (il vero moscato sanmarinese, quello che proveniva dalle assolate vigne del Serravallese) con porchetta, piadina, cascioni, ciambella, bustrengo e caciatello.

Chi raggiungeva il Borgo per una qualunque ragione commerciale, probabilmente, non saliva fino alla Città. La strada di accesso, del resto, era poco più di un sentiero ripido e con le pietre sconnesse. La stessa diligenza sostava a lungo in Borgo e, prima di salire fino al capo-linea, affiancava ai cavalli più energici buoi o addirittura sostituiva con questi i primi stanchi animali.

Il primo albergo sanmarinese, poi, nasce in Borgo, proprio per ospitare coloro che per il commercio giungevano nella serata per essere pronti all’alba del giorno dopo ad esibire mercanzie nelle piazze del nostro Mercatale.

Il movimento di animali, di prodotti e di gente ha un fascino particolare per chi, a distanza, risparmiandosi i rumori e gli odori, l’osserva dall’alto della Città, al “Cantone Borghesi”, vicino alla moderna funivia che taglia il cielo proprio sopra i luoghi dell’antico e del moderno commercio. Un fascino che ha così descritto Francesco Sapori: “Facile è il passeggiare con gli occhi sul Borgo. Nelle mattine di fiera, il campo brulica di bestiame del quale s’odono i muggiti, si scorgono le groppe bianche, pennellate pallide sulla trama dei platani disposti a righe parallele e incrociate. Da quel fittume caldo il dialetto dei sensali e dei coloni giunge semispento, confuso al pari d’un comareggiare lontano o d’un cauto brusio.

I contratti di laggiù non hanno importanza da questo baluardo che consente una veduta da aeroplano, e permette all’anima d’inabissarsi in un silenzio che verso sera si fa grande e si sente”.

Questi alcuni aspetti di una caratteristica passata del Castello di Borgo Maggiore – in parte, però, ancora presente con i settimanali mercati del giovedì che “quelli di Città” non disdegnano di visitare – che costituiscono certo le motivazioni principali che convinsero le competenti autorità a decidere – forse solo un po’ tardivamente – l’apertura di un Ufficio Postale nell’importante centro ai piedi del Titano.

 

La svolta del Titano

Ultracentenario per istituzione e per sede (ad ospitarlo è ancora adesso casa Mariani, dove cominciò a funzionare appunto nel 1885), l’ufficio postale di Borgo Maggiore non è più, nel panorama del servizio postale del Titano, la mosca bianca di un tempo neppure tanto lontano.

Trascurate oltre ogni misura, le Poste sanmarinesi sono tornate in auge solo pochi decenni fa. A svegliarle dal profondo letargo nel quale erano inspiegabilmente cadute è stata una precisa direttiva del Dicastero delle comunicazioni (una sorta di ministero delle Poste locale), resa operativa da Giorgio Lombardi. La cui opera di maquillage è stata proseguita e perfezionata da Luciano Capicchioni, succeduto a Lombardi nella direzione generale delle Poste.

La “svolta” dapprincipio timida e poi sempre più marcata porta una data ben precisa: il 9 ottobre 1979. Allorché gli uffici postali allora operanti unicamente a Città, Dogana (lo stemma in questo caso, è quello di Serravalle, perché di tale Castello Dogana è frazione), Serravalle e Borgo Maggiore, vennero dotati di annulli turistici in doppia edizione (uno per la posta normale, l’altro per la corrispondenza aerea), cinque anni prima ideati e caldeggiati da Franco Filanci. Il quale ne aveva preparato un quinto per l’Ufficio filatelico (ora Azienda statale per la filatelia e la numismatica), non approvato in quanto le Poste obiettarono che quello non era un ufficio da loro dipendente, e perciò non abilitato alla bollatura delle corrispondenze.

Via via sul ceppo originario sono sorti nuovi uffici. Aperti a Domagnano il 24 maggio 1983; a Chiesanuova, Faetano e Fiorentino il 18 giugno 1984. Entrambi contrassegnati col nuovo emblema postale ed entrambi forniti del consueto duplice annullo turistico. D’avanguardia, comprendenti telex, facsimile, fotocopie ed anagrafe a distanza, i servizi offerti al pubblico.

Sotto il profilo strettamente postale, l’exploit più appariscente è stato tuttavia registrato per i Giochi dei piccoli Stati, la singolare competizione sportiva che ha contribuito a rinverdire le spesso dimenticate enunciazioni di De Coubertin, le Poste del Titano sono scese in campo con un dispiegamento di forze assolutamente privo di precedenti. Con un ufficio postale su furgone messo a disposizione dalle Poste di Roma, e stazionante davanti allo stadio di Serravalle, e due uffici mobili, a Borgo Maggiore e a Murata, alloggiati in roulotte con targa e insegna postale sanmarinese (un quarto ufficio ha funzionato al Palazzo dei Congressi, sede dell’esposizione Sportphilex ’85).

Cospicua la dotazione di annulli di circostanza, più contenuta la somministrazione di bollettari per le raccomandate. Sui cui talloncini, accanto alla regolamentare R numerata e il nome della località (o ufficio mobile) era stampigliato l’emblema dei Giochi disputati dagli Stati più piccoli d’Europa.

Questo, in dettaglio, il numero degli invii effettuati in raccomandazione dagli uffici di Posta operanti nell’ambito dell’edizione numero uno dei Giochi dei piccoli Stati: Ufficio mobile numero 1: 39 (così suddivisi: 20 il 24.5, 16 il 25.5, 3 il 26.6); Ufficio mobile numero 2: 56 con annullo delle gare di nuoto, 37 col bollo per le competizioni ciclistiche; Serravalle-Centro sportivo: 500 (finiti i bollettari, comprendenti appunto cinquecento etichette, alcune raccomandate sono state fatte col talloncino delle Poste di Serravalle); Palazzo dei Congressi-Sportphilex ’85: 108.

Sul finire di luglio, il 27, c’è poi stato un altro taglio di nastro postale. Stavolta ad avere ufficio di posta (l’apertura è avvenuta il 29 luglio, mentre il collegamento ufficiale con l’Italia è partito dal 1° agosto) è stata Acquaviva, il castello che ha il simbolico attributo di ducato, giacché duchessa del luogo fu nominata, dopo aver donato la statua della Libertà del Galletti che si trova nell’omonima piazza, Otilia Heyroth Wagener.

Prima che l’anno finisse, anche Montegiardino – l’unico castello che finora ne era privo – ebbe il suo ufficio di Posta.

E così il Borgo

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