Continua a Siena l’ostracismo mediceo

Siena, una suggestiva veduta aerea di Piazza del Campo
Siena, una suggestiva veduta aerea di Piazza del Campo

Nei magazzini del Civico Museo senese, infatti, si trovano preziose monete, medaglie, tessere e sigilli. Ma il tutto è coperto dalla polvere dell’oblio. Un esempio da manuale di quanto ancora ci sia da fare in Italia per valorizzare l’immenso patrimonio artistico.

Forse sono in pochi a saperlo (e tra questi, a quanto pare, le maggiori cariche cittadine), ma in un magazzino al primo piano del Palazzo Pubblico, sovrastato dalla celebre torre del Mangia, la cui ombra si stende su Piazza del Campo, giace in freddo oblio una cospicua raccolta di monete. Senza dubbio la più importante e ricca collezione di monete della Repubblica di Siena dal 1180 fino al 1559 (544 pezzi); sembra che a tenerle testa sia solo la raccolta di un collezionista emiliano.

La storia di queste “belle addormentate” pare sia caratterizzata dalla fondamentale inconsapevolezza, da parte di chi ne ha preso di volta in volta cura, del loro grande valore.
A esempio di quanto ipotizzato viene in aiuto un episodio raccontatoci circa l’origine di questa collezione dal cordiale dottor Mauro Civai, sulle cui spalle, nell’ambito dell’Assessorato alla cultura del Comune di Siena, ricadono molteplici compiti tra i quali quello di direttore del Civico Museo.

Il nucleo fondamentale della collezione, costituito in gran parte da monete senesi e di altre zecche toscane ma comprendente anche monete bizantine, italiane medievali e medaglie (circa 1500 pezzi), era di proprietà dell’Accademia dei Fisiocratici, un’Accademia medica con sede presso l’Università senese, fondata nel 1691 da P.M. Gabrielli e tuttora molto attiva (i suoi Atti accademici vengono raccolti dal 1761).

Siena, l'ufficio del camerlengo, il magistrato che sovrintendeva alle finanze della Repubblica di Siena
Siena, l’ufficio del camerlengo, il magistrato che sovrintendeva alle finanze della Repubblica di Siena

Le monete, legate ad un nome famoso in numismatica, quello dello studioso Alessandro Lisini, allora direttore della collezione e autore di numerose pubblicazioni di numismatica, molte delle quali dedicate proprio alla monetazione senese, furono oggetto di uno scambio: i Fisiocratici le cedettero al Comune in cambio di una collezione di riproduzioni di funghi in gesso, opera di un noto micologo senese. Se è vero che quest’ultima raccolta era senza dubbio originale e più rispondente agli indirizzi dell’Accademia è altrettanto vero che a guadagnarci e nettamente con l’acquisizione delle monete fu il Comune.

Basta dare un’occhiata a quest’ultime per accorgersi del loro grande valore e dell’esistenza tra esse di molte autentiche rarità.

Così la collezione numismatica dei Fisiocratici confluì in quella originaria della Biblioteca Comunale, composta da monete italiane medievali, medaglie e sigilli, per entrare poi a far parte del patrimonio del Museo Civico. Seguirono altre donazioni (di acquisti fatti direttamente dal Comune, se non altro per completare o arricchire la serie delle monete senesi, non si ha da tempo memoria). Sostanzioso fu l’apporto pur legato al civico medagliere della collezione del cavalier Giuseppe Porri, un industriale e libraio con l’hobby di collezionare praticamente un po’ di tutto e quindi anche monete.

Oggi questo patrimonio, che conta oltre 6.000 monete, più di mille tra sigilli e tessere, e circa 800 medaglie (numerose quelle illustrate nel bellissimo volume sulla Medaglia barocca in Toscana), è conservato in quattro armadietti di metallo adattati alla meglio e ubicati in un grande magazzino dove sono ammassati alla rinfusa, ricoperti da uno spesso strato di polvere, mobili, quadri, sculture, libri e altri oggetti ridotti in stato pietoso più dall’incuria degli uomini che dall’ingiuria dei secoli.

E infatti il magazzino è quello dei beni da restaurare o, meglio, che si dovrebbero restaurare, dato che quasi tutti finiscono per essere dimenticati. Mancano – il discorso è vecchio – mezzi e personale specializzato. “Il Comune di Siena – dice il dottor Civai – è depositario purtroppo di troppi beni artistici, storici e archeologici in rapporto alle disponibilità finanziarie di cui può disporre”.

Uno splendido sigillo d'orafo senese del XIV secolo appartenente alla collezione del Museo Civico di Siena
Uno splendido sigillo d’orafo senese del XIV secolo appartenente alla collezione del Museo Civico di Siena

Un male comune purtroppo (e questa volta l’avverbio è drammaticamente valido) a molte altre città del nostro Paese, ricche di storia e arte, ma con bilanci, soprattutto quelli dedicati ai beni culturali, che fanno pietà.

Come è ovvio, data la collocazione, le monete non sono esposte e quindi non sono visibili al pubblico e già questo è un danno ed un assurdo: a cosa serve un patrimonio del genere se non è fruibile? Su richiesta si può approfittare della cortesia del dottor Civai (al quale diamo atto della grande disponibilità dimostrata) e del suo collaboratore, Cesare Olmastroni, di professione decoratore-restauratore, praticamente il “custode” della collezione, dato che conserva il mazzo di chiavi che aprono gli armadi di metallo.

È lui che ci ha fatto da guida aprendoci il “tesoro” e facendoci ammirare le monete disposte dentro guide di polistirolo appositamente intagliato e a volte perfino verniciato in verde chiaro per attenuare il contrasto tra il bianco del polistirolo e il colore delle monete. Va dato atto ai responsabili della collezione di uno sforzo tanto apprezzabile quanto patetico messo in atto con mezzi piuttosto rudimentali per conservare alla meglio monete, medagli, sigilli e tessere. Il guaio è che la buona volontà e le migliori intenzioni non bastano.

La sistemazione delle monete nei cassetti segue l’unica catalogazione eseguita nel 1950 e quindi dovrebbe osservare la divisione per Zecche e Regioni o, meglio, dovrebbe seguirla e osservarla, dato che diversi esemplari appaiono fuori posto. Per esempio tra le monete di Siena spicca una bella quadrupla d’oro, lucente come il sole nel buio del magazzino, di Francesco I d’Este coniata a Modena. Purtroppo il polistirolo non è stato diviso in tanti scompartimenti isolati dove ogni moneta si trovi protetta e non possa venire a contatto con le altre ma in tanti “corridoi orizzontali” dove spesso e volentieri, aprendo i cassetti, le monete si sovrappongono cambiando di posto e di… cartellino.

Qualche mostra c’è stata, soprattutto verso la fine degli anni ’70: l’ultima, comprendente una selezione dei sigilli, risale al 1989. Ma di fatto le monete “per cause varie, necessità di radicali ristrutturazioni e il prevalere di altri interessi, sono state un po’ dimenticate” confessa candidamente il dottor Civai. Anche se non mancano progetti per riportare alla luce questo prezioso patrimonio, dargli una degna sistemazione e metterlo in mostra, almeno a rotazione, nel vicino Museo (di cui fa parte a parole) aperto al pubblico, al pianterreno del civico palazzo, ricco di opere d’arte e di cimeli storici. Ma sono per ora solo progetti, buoni propositi…

Due i punti dolenti della situazione. Il primo è che questa “fetta” estremamente importante della storia più antica e gloriosa di Siena, quasi 4 secoli di fiera libertà repubblicana, difesa con estremo valore sino al tragico finale dell’assedio di Montalcino è e resta – data l’attuale impossibilità di esporla – del tutto sconosciuta ai cittadini di Siena e ai turisti che non possono prenderne visione. A cominciare dagli studenti, dai giovani, che meglio potrebbero toccare con mano e rivivere la storia della loro terra attraverso le monete in essa battute che non sono sui libri di storia.

La recente annuale celebrazione della Settimana dei musei si è svolta all’insegna del motto “La memoria è futuro”. Giusto. Ma allora c’è da chiedersi quale futuro aspetta Siena se si dimentica delle sue radici più profonde. L’altro punto, ancor più dolente, è quello della catalogazione. Per le monete si è fermi al 1950, per i sigilli e le tessere addirittura al 1840 e al 1874.

Il catalogo della mostra a cura di Ivo Caprioli
Il catalogo della mostra a cura di Ivo Caprioli

Fu infatti nel 1950 che con certosina pazienza l’allora direttore, dottor Fabio Jacometti, redasse l’inventario-catalogo della collezione, in più volumi, tutti dattiloscritti. Per le tessere e i sigilli abbiamo altri due cataloghi, manoscritti: il “Repertorio alfabetico dei sigilli antichi che si conservano nella Pubblica Biblioteca di Siena” del 1840 e i “Ricordi di sigilli e tessere raccolte e conservate da Giuseppe Porri” del 1864-1874.

Si tratta più che di cataloghi di inventari, fatti senza dubbio con molta cura e pazienza, l’unico riferimento oggi per le monete, le medaglie, i sigilli e le tessere della collezione. Un riferimento piuttosto limitato e precario, dato che nei cataloghi delle monete, al contrario dei cataloghi dei sigilli, manca qualsiasi foto, mancano spesso i riferimenti del Corpus. Come abbiamo già accennato la corrispondenza tra la disposizione degli esemplari nei vari cassetti e la numerazione seguita nei cataloghi sono andate spesso a farsi benedire.

Se sotto ad alcune monete si vedono ancora i cartoncini con i riferimenti della catalogazione Jacometti, per numerosi altri pezzi i cartoncini mancano. I frequenti spostamenti e la mancanza di personale specializzato in numismatica (sia il dottor Civai che il signor Olmastroni, per loro onestissima ammissione, si sono detti digiuni di numismatica) hanno finito per far prevalere un ordine che segue tutti i possibili criteri meno quello giusto e cioé un vero criterio numismatico.

Sia la catalogazione che la sistemazione dei singoli pezzi andrebbero quindi riviste ex novo. Soprattutto ogni esemplare andrebbe fotografato, unica garanzia per la salvaguardia della collezione contro eventuali furti o sottrazioni. Andrebbero tutelati le tessere ed i sigilli in piombo attraverso appositi contenitori e trattamenti per impedire, come purtroppo sta già avvenendo per alcuni pezzi, la fioritura del metallo e la loro definitiva distruzione.

Il bellissimo rovescio con la presentazione di Gesù al Tempio dello scudo 1834 di Gregorio XVI
Il bellissimo rovescio con la presentazione di Gesù al Tempio dello scudo 1834 di Gregorio XVI

Se si tien conto della solita burocrazia imperante con i suoi mille lacci e lacciuoli ed i suoi tempi da lumaca, della mancanza di fondi (che però si trovano sempre quando si vuole allestire qualche mostra di pittura o di grafica, magari di un pittore amico di Tizio o Caio), dell’assurdità di non prevedere in organico un funzionario o, almeno, un collaboratore esperto in numismatica, il pessimismo a questo punto diventa d’obbligo. A meno che il nostro S.O.S. non riesca a fare centro e smuovere un immobilismo che non fa certo onore a Siena e al suo Comune.

Anche perché, a quanto ci risulta, anche un’altra collezione numismatica, quella del Monte dei Paschi, si troverebbe in uno stato di abbandono, proibita al pubblico, inchiavardata in casse. Da decenni attenderebbe anch’essa una degna sistemazione. Siamo i primi a tener conto del difficile momento economico che il Paese e gli Enti locali stanno attraversando; nessuno pretende che di colpo 6.000 monete vengano esposte al pubblico, ma che si cominci a fotografarle e catalogarle, togliendole dall’oblio e dall’insicurezza che oggi le circonda, che vengano sistemate in raccoglitori più adatti e sicuri e in locali più dignitosi, questo sì è possibile, deve essere fatto.

Eccetto che Siena non voglia rinunciare ad una parte così importante della sua storia e della sua cultura.
Quando il 31 luglio 1559 le chiavi di Siena, abbandonata anche dalla Francia, furono consegnate al rappresentante di Cosimo I, la Repubblica cessava di esistere. E subito i Medici dichiaravano l’ostracismo alle sue monete, colpevoli di rievocare i tempi della libertà repubblicana. A distanza di 4 secoli e mezzo questo ostracismo sembra colpire ancora, come una maledizione, le antiche monete di Siena.

(Articolo tratto da Cronaca Numismatica n. 53, maggio 1994)

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