Chi ha visto gli Ufo?

Un’overdose congiunta di televisione e di internet ha “ucciso” gli Ufo? Sembra proprio di sì, quantomeno a dar ragione a Denis Plunkett, che nel 1953 assieme al padre Edgar fondò il British Flying Saucer Bureau, fino a qualche settimana fa una delle più antiche organizzazioni al mondo per lo studio degli Ufo.

La decisione di chiudere i battenti, come si può ben immaginare, è stata presa a malincuore. Impossibile, tuttavia, fare diversamente. “Agli incontri mensili non veniva praticamente più nessuno”, ha ammesso il vispo settantenne. “Gli ultimi li ho dovuti cancellare. E poi non riceviamo né lettere, né telefonate con materiale nuovo. E pensare che una volta ci venivano notificati almeno 30 avvistamenti a settimana e avevamo qualcosa come 1.500 osservatori sparsi per il mondo”.

Quasi a giustificare la sua decisione di tirar giù la serranda, Denis Plunkett ha ammesso che forse gli extreterrestri non si fanno più vedere semplicemente per il fatto che “non hanno più bisogno di studiare il nostro pianeta. Hanno appreso – questa la sua conclusione – tutto quello che ritenevano utile”.

“Non è vero niente – assicura Giancarlo D’Alessandro, che da tempo colleziona tutto ciò che ha in qualche modo a che fare con gli Ufo – che manchino segnalazioni.
Per rendersi conto dei nuovi avvistamenti basta digitare questo indirizzo internet www.ufo.it. Tra le segnalazioni più recenti, il caso di Mestre, conseguenza forse di un bang: probabilmente di un aereo. La gente ha guardato e ha visto queste formazioni che probabilmente non erano che luci provenienti da una discoteca. Non più tardi della settimana scorsa, un caso è stato segnalato a Napoli.

Purtroppo le notizie ufologiche che vengono filtrate dalla stampa seguono un meccanismo che mi è ignoto, in quanto alcuni casi, chissà perché, arrivano alla ribalta segnalazioni anche non molto eclatanti, mentre altre volte notizie più importanti rimangono confinate regionalmente”.

Mentre da Londra arrivava la notizia della chiusura dell’ufficio degli Ufo, Blu distribuiva la ricarica da 50.000 lire, prodotta in appena 1.500 esemplari, illustrata con un disco volante?

Un disco volante che proietta sulla terra il logo Blu.

Card a tema di Ufo non sono una novità, c’è anzi da dire che abbondano e che alla fine hanno creato un po’ di confusione.

In effetti, i puristi di carte telefoniche non includono le prepagate, ritenendo che quelle provviste di chip, di banda magnetica o, comunque, di un supporto tecnologico non possono essere chiamate carte telefoniche. Molte di quelle che circolano sul mercato, e che ho incluso nel mio catalogo, sono prepagate. Card, cioé, nelle quali c’è un rettangolino che si gratta, si digita il codice e si accede al credito tramite un centralino.
Giacché lo scopo del mio catalogo era quello della ricostruzione iconografica per cui io ho contemplato entrambi i tipi di carte, quindi quelle prepagate e quelle con chip o banda magnetica.

Togliendo quindi quelle prepagate, le Ufo card si riducono considerevolmente di numero?

Certamente. Con quelle giapponesi che la fanno da padrone. Poi ce ne sono tre d’Australia, una di Nuova Zelanda, due di Spagna, una di Lettonia e di Francia, cinque di Germania, tre di Svizzera, una della Corea, sei di Gran Bretagna ed una di Singapore.

La più rara?

Direi la numero uno dell’Australia, seguita a ruota da quella francese chiamata a propagandare le sorpresine Kinder Les astro Comic, che da noi corrispondono agli Stralunati, che ha avuto una edizione limitata, e le due della Svizzera con l’illustrazione piccola che anche in questo caso hanno avuto una edizione limitata.

Capitolo a sé stante, poi, per le card che lei definisce di archeologia spaziale?

Si tratta di una materia connessa con l’ufologia in quanto nel passato l’ufologia seguiva le tracce che si potevano trovare nell’antichità. Manufatti, quindi, di una pregressa civiltà aliena in epoche remote. È questo il caso dell’isola di Pasqua e Macchu Picchu.

Nel suo catalogo, ci sono quelle che definisce false, anche se sarebbe più corretto chiamarle di fantasia?

In realtà si tratta di finte carte telefoniche prepagate in quanto le compagnie telefoniche indicate al retro sono frutto di fantasia. Non esistono proprio.

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