Censura militare: il francobollo non passerà!

Figura 1a
Figura 1a

La censura delle corrispondenze è uno dei pochissimi argomenti, nel campo della storia postale, che hanno attirato l’attenzione anche di un certo numero di storici e saggisti, il che ha contribuito ad elevare il tema al di sopra del ristretto mondo dei collezionisti. Tali studiosi, pur non essendo interessati a bolli e francobolli, hanno avuto il grande merito non solo di nobilitare il soggetto, ma anche di fornire ai collezionisti un solido inquadramento culturale entro il quale esplicare le loro raccolte e, soprattutto, di chiarire e di partecipare a tutti, tra i risultati delle ricerche effettuate, il contesto politico, legislativo e documentale sull’organizzazione e sul funzionamento della censura stessa.

Quest’ultimo punto meriterebbe un’apposita digressione, dato che, tranne poche eccezioni, il collezionista di francobolli o di storia postale è spesso carente non solo come studioso ma addirittura come uomo di cultura: legge poco, non frequenta le biblioteche e, se entra in un archivio, è soprattutto per arricchire le sue collezioni, sottraendo o mutilando i documenti ivi contenuti. Non volendo divulgarmi in questa sede su tale spinoso argomento, mi limiterò a insistere sull’importanza che ci sia qualcuno che fa lo sforzo di ricercare, reperire e rendere noti i documenti ufficiali su un determinato argomento che è anche d’interesse collezionistico, indicando le fonti e ogni necessario riferimento.

Rientra perfettamente in questo quadro, e con un merito particolare, il volume di Loris Rizzi “Lo sguardo del potere. La censura militare in Italia nella seconda guerra mondiale 1940-45“, (Rizzoli Editore, Milano 1984). Il libro del valente studioso si raccomanda a tutti i collezionisti del periodo in questione anche perché, oltre ai capitoli “funzioni e modelli della censura”, “pratiche e strategie dei censori”, “il morale del Paese e delle truppe nei rapporti della censura” e “le lettere censurate”, si apre proprio con uno studio abbastanza diffuso ed accurato sull’ “ordinamento della censura nel 1940-45” e si chiude con un’appendice che riporta alcuni importanti “documenti sull’organizzazione e il funzionamento della censura”, perlopiù sconosciuti o inediti.

Tra questi, i due R. Decreti del 12 ottobre 1939 che non furono pubblicati nemmeno sulla Gazzetta Ufficiale, data la riservatezza dell’argomento. Merito non secondario del lavoro del Rizzi è, infine, l’abbondanza delle note esplicative e dei riferimenti bibliografici, insoliti per un’opera di tipo divulgativo come questa e utilissimi per chi desidera approfondire l’appasionante argomento.

Figura 1b
Figura 1b

Colgo l’occasione di questa segnalazione per proporre qui un aspetto particolare della censura di guerra che riguarda da vicino il collezionismo filatelico: mi riferisco al divieto di includere francobolli di qualsiasi specie nelle corrispondenze postali. Tale divieto fu stabilito già nel corso della prima guerra mondiale, ma solo per le corrispondenze scambiate con l’estero. Senza entrare nel merito delle ragioni del provvedimento, mi limito a riportare il testo del Decreto luogotenenziale n. 416 dell’ 11 febbraio 1917, pubblicato sulla G.U. n. 65 del 19 marzo 1917.

Art. 1. E vietato il transito di qualsiasi corrispondenza fra l’Italia e l’estero, contenente francobolli, marche o contrassegni analoghi, isolati o in collezione, nuovi o usati, emessi da Stati o da enti pubblici e privati, qualunque possa essere lo scopo dell’invio.
Art. 2. I reparti di censura posta estera respingeranno al mittente a sue spese, rischio e pericolo, le corrispondenze di cui all’art. 1.

Il testo è insolitamente chiaro e conciso e non mi sembra necessario alcun commento. Vediamo ora una testimonianza collezionistica. Nelle figure 1a e 1b sono riprodotti il recto e il verso di una lettera del periodo della grande guerra, che incappò nelle maglie della censura, subendo il trattamento previsto dal decreto su riprodotto. Oltre all’interesse dell’affrancatura, dei vari timbri e bolli e della scritta esplicativa al verso, la curiosità del pezzo è che esso è antecedente alla data del decreto.

La raccomandata di doppio porto in questione, diretta in Brasile, partì infatti da Milano (Succursale 26 di via Manzoni) il 18 novembre 1916; già il giorno dopo era alla “Censura Posta Estera” di Genova e da qui, accortosi il censore del contenuto “proibito”, fu rispedita a Milano, ove pervenne il giorno 23 all’ufficio “Ferrovia” e il giorno dopo alla Succursale 26. È quindi evidente che il decreto del febbraio 1917 sanzionava formalmente una qualche disposizione precedente, che ancora non mi è nota, per quanti documenti abbia consultato.

Sono invece in grado di precisare che il divieto in oggetto venne a cessare solo alcuni mesi dopo la fine della guerra; ecco quanto si rileva dal Bollettino del Ministero P.T. n. 17 dell’11 giugno 1917, al titolo “Spedizione di francobolli, marche e contrassegni analoghi da e per l’estero”:

In considerazione delle mutate condizioni politico-militari, il Ministero della guerra ha disposto che, con effetto immediato, sia revocato il divieto apportato dal D.L. n. 416 dell’11 febbraio 1917, di spedizione e distribuzione di corrispondenze da e per l’estero contenenti francobolli, marche e contrassegni analoghi, isolati od in collezione, nuovi od usati, emessi da Stati o da enti pubblici e privati.

Venendo alla seconda guerra mondiale, un analogo divieto circa l’invio di francobolli entro le corrispondenze postali fu stabilito solo a guerra inoltrata, ma in compenso esso riguardò non solamente la posta da e per l’estero ma anche quella per l’interno. Di un lungo Decreto del Duce del 28 agosto 1942, avente per oggetto la “Disciplina del servizio di corrispondenza postale e di telecomunicazioni in tempo di guerra”, trascrivo qui l’articolo di maggior interesse ai fini del presente discorso:

Art. 2. E vietato agli utenti dei servizi postali: (omissis) l’invio di corrispondenza contenente francobolli, marche o contrassegni analoghi, di qualsiasi genere, isolati o in collezione, nuovi o usati: (omissis).

Circa la decorrenza, l’art. 9 del decreto precisava che esso sarebbe entrato in vigore il giorno della sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il che avvenne il 6 ottobre 1942 (G.U. n. 235). Il decreto, riprodotto integralmente anche sul citato libro del Rizzi, fu riportato sulla rivista ufficiale del Ministero delle Comunicazioni (n. 21 del 1° novembre 1942 di Poste e Telecomunicazioni) e fu anche ricordato dalla Direzione Superiore della Posta Militare, che ne fece oggetto della sua Circolare n. 203 del 16 ottobre 1942 agli uffici di P.M. dipendenti.

Figura 2
Figura 2

Successive circolari della Direzione Generale P.T. del Ministero delle Comunicazioni, pubblicate sui numeri 6-8-10 e 11 di Poste e Telecomunicazioni del 1943, venivano a precisare per gli uffici postali civili il trattamento cui sottoporre quelle corrispondenze rinviate dalla censura in quanto contenenti francobolli o valuta, a seconda che si trattasse di ordinarie o di raccomandate, che fossero prive dell’indicazione del mittente o che fossero dirette a militari mobilitati (si vedano anche, in proposito, i Fogli d’Ordini n. 22-34-45-52 e 58 del 1943).

Non ho invece trovato traccia della cessazione del decreto in parola; per quanto riguarda l’invio di francobolli, è comunque certo che il divieto continuò per tutta la durata della guerra e anche nella parte d’Italia non più sottoposta al Governo fascista, come si può desumere dalle Norme per l’organizzazione e il funzionamento della censura di guerra dell’agosto 1944 e del febbraio 1945, approvate dal generale Messe, capo dello Stato Maggiore Generale del Regno.

L’applicazione del decreto mussoliniano ad una lettera e ad un biglietto postale è illustrata nelle figure 2 e 3. Dalla busta della figura 2, alla quale è stata purtroppo tolta la lettera (deplorevole vizio che i collezionisti dovranno pur convincersi a perdere), si rileva che la Commissione provinciale di censura di Milano applicava all’epoca (marzo 1943) un talloncino dattiloscritto, esplicativo del rinvio: “Si ritorna al mittente avvertendo che è proibito allegare francobolli nelle lettere”. Sull’esterno del biglietto fu invece applicato, dalla Commissione provinciale di censura di Reggio Emilia, il timbro in viola con la dicitura generica “Al mittente. Non ammessa al corso per esigenze di censura”, mentre all’interno (figura 3) fu incollato un fogliolino, anch’esso bollato dalla censura, con il seguente testo dattiloscritto: “La lettera non può avere corso essendo proibita la spedizione di francobolli”.

Figura 3
Figura 3

A dimostrazione del fatto che la conservazione del testo aggiunge un elemento importante al valore dei documenti, la lettura del biglietto ci dimostra che, in questo caso, non si trattava di spedizione di francobolli per collezione, ma semplicemente dei francobolli per la risposta alla richiesta di una stanza in pensione. A questo proposito è da ricordare come, in deroga al decreto e per venire incontro a chi desiderava pagare la risposta ai propri corrispondenti, un’apposita circolare consentisse “l’inclusione, nelle corrispondenze dirette da una località all’altra del Regno, di una cartolina postale di Stato con il solo francobollo a stampa per un’eventuale risposta” (Foglio d’ordine n. 23 del 23 febbraio 1943).

È tuttavia chiaro che la proibizione a spedire francobolli veniva a colpire, a parte le “spie”, soprattutto i collezionisti ed i commercianti filatelici, ai quali non sfuggirono, infatti, le conseguenze del provvedimento. Delle principali riviste filateliche dell’epoca, fu tuttavia solo la genovese Rivista filatelica d’Italia che reagì piuttosto vivacemente, dedicando all’ “Amico censore” tutto l’editoriale del numero di novembre 1942.

Dopo l’annuncio del divieto, che “paralizza completamente ogni attività filatelica e metterà più di una Ditta in condizione di dover cessare l’esercizio” e l’avviso che “le Federazioni di categoria stanno interessandosi presso le Autorità competenti per ottenere una revisione”, l’editoriale se la prendeva spiritosamente con l’assurdità del divieto censorio, mettendo in evidenza alcuni dei gravi inconvenienti che ne sarebbero derivati nelle situazioni più varie, probabilmente non abbastanza considerate da chi aveva voluto quel provvedimento.

Ma il silenzio in proposito del Bollettino filatelico d’Italia, il tono pacato con cui la notizia del divieto fu data dal Corriere Filatelico (nel numero del 31 gennaio 1943) e, soprattutto, il fatto che le riviste continuarono a presentare la “Rubrica delle novità” sia dell’area italiana sia di vari Stati esteri, nonché numerose inserzioni commerciali da parte di ditte ben fornite anche di novità straniere, sembrano dimostrare che, ad onta di ogni proibizione, i francobolli per collezione continuarono a circolare, seguendo le loro infinite vie.

Censura militare il francobollo non passerà

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