Cartamoneta una vecchia storia – 2ª parte

Fermiamoci intanto a considerare la lettera di cambio, quella trovata di banchieri medievali intesa a trasferire su un pezzo di carta il valore di una quantità di moneta, facilitandone il passaggio fra persone e da luogo a luogo (11). La lettera di cambio, come si sa, nata a servizio del commercio sulle grandi distanze, contò successivamente forme di derivazione e di emulazione idonee al più diffuso impiego in tutti quei titoli di varia nomenclatura (come biglietto di cartulario, fede di credito, biglietto all’ordine, cedola, vaglia, assegno) che superando la qualità di semplici attestati di deposito, ma prevedendo la facoltà di trasferimento, anche condizionato, si prestassero ad essere dati e ricevuti in sostituzione di moneta.

L'assegno - generica definizione di un diffuso strumento monetario di emissione bancaria, ripartibile in più specie sottilmente distinte - prende l'avvio dalla lettera di cambio della quale ripete i caratteri
L’assegno – generica definizione di un diffuso strumento monetario di emissione bancaria, ripartibile in più specie sottilmente distinte – prende l’avvio dalla lettera di cambio della quale ripete i caratteri

Se la lettera di cambio ha mantenuto per secoli una funzione principe nel movimento del denaro, solo cedendo a modifiche del proprio nome a puro fine pratico, non si può non fondarne le ragioni in quel carattere essenziale che è la flessibilità, o elasticità, se si vuole, insomma in quella capacità di adattamento alle molteplici soluzioni di regolamento di transazioni commerciali.

Sotto il nome di chéque, riconosciuto dalle convenzioni internazionali, l'assegno eredita la funzione della lettera di cambio
Sotto il nome di chéque, riconosciuto dalle convenzioni internazionali, l’assegno eredita la funzione della lettera di cambio

Notoriamente, già nel cadere del Medio Evo la sostanza degli scambi di merci era fortemente mutata rispetto all’antica per volume, per intensità, per varietà, per estensione – e tanto più muterà nei secoli a venire – originando esigenze differenziate di regolamento impossibile da soddisfare con mezzi rigidi, scomodi, rischiosi, come le monete metalliche.

La lettera di cambio non solo si fa carico della funzione di puro scambio che era stata concepita per la moneta, ma vi aggiunge altre doti di somma utilità per gli operatori commerciali, come la nominatività, la causalità, la variabilità quantitativa, la differibilità, le garanzie, dalla cui combinazione e fusione discende appunto la docilità del mezzo cartaceo ai regolamenti finanziari di origine commerciale.

Soltanto nel 1964 la parola "cambiale" a stampa entra a far parte del testo fisso nel foglietto di Stato
Soltanto nel 1964 la parola “cambiale” a stampa entra a far parte del testo fisso nel foglietto di Stato

Colpisce da un lato la molteplicità di vie che la lettera di cambio, attraverso la propria malleabilità, riesce a percorrere per raggiungere i suoi fini; sorprende non meno, d’altro lato, la costanza secolare di uno schema nato da lungimirante intuito quasi perfetto, perché rigorosamente conforme, nella più severa concisione, a fondamentali necessità dell’attività economica. Tanto che i requisiti oggi stabiliti dalla legge per la cambiale (12), dopo disamine condotte in estensione internazionale, con intenti di adeguamento alle pratiche commerciali più diffuse coincidono con gli stessi elementi che furono ritenuti “essenziali” della lettera di cambio fin da diversi secoli fa (13).

La lettera di cambio si inoltra per due persorsi paralleli che si distinguono unicamente per la posizione occupata dall’iniziatore del rapporto cambiario: laddove esso si trova in posizione creditoria, nasce la traenza, nella quale si estrinseca la facoltà di disporre di un credito presso terzi (operazione tradizionale, ancora attuale al seguito di scambi commerciali); laddove l’iniziatore si trova in posizione debitoria, nasce l’obbligazione, l’impegno diretto a pagare (e quindi il titolo di credito preferito delle transazioni finanziarie) (14). È su questo duplice percorso che si inoltra e si sviluppa di seguito la corrente bancaria.

Nel trascorrere del tempo l’intensificarsi degli affari pone il banchiere in una posizione debitoria permanente, costituita da un cumulo di rapporti che lo vedono depositario di somme di varia provenienza, a fronte delle quali egli è in grado di emettere proprie obbligazioni. Se non rischiesto di tale prestazione dallo stesso depositante, il quale domanda soltanto una ricevuta, non avendo bisogno di disporre altrimenti del suo deposito, il banchiere potrà rilasciare obbligazioni proprie in contropartita di una indistinta quantità di denaro detenuta presso di sé, escludendo il riferimento ad un preciso datore e instaurando nuove posizioni nei confronti dei prenditori.

Il cambiamento è tale da conferire grande libertà di emissione al banchiere, ma soprattutto di spostare il ruolo del titolo di credito così creato da effetto (regolamento di un preesistente rapporto) a causa (apertura di un nuovo rapporto creditizio). L’obbligazione che sorge è come un sosia monetario, in grado di doppiare la moneta, di manovrarla per renderla disponibile a nuove occasioni operative, complica la praticità d’impiego dello strumento, quel foglietto di carta che rappresenta un supporto finanziario di indubitabile maneggevolezza e utilità.

I titoli similari dei Banchi di Napoli e di Sicilia, e della Banca d'Italia, mantengono per specifico privilegio, l'antica denominazione di 'vaglia cambiario'
I titoli similari dei Banchi di Napoli e di Sicilia, e della Banca d’Italia, mantengono per specifico privilegio, l’antica denominazione di ‘vaglia cambiario’

Procedendo il nostro discorso sul binario banca-moneta, troviamo opportuno precisare che dell’affermazione che va guadagnando nei primi secoli dell’era moderna, fra il XV e il XVIII, l’obbligazione cambiaria, non sono partecipi quelle “banche” nate come organismi complessi nello stesso periodo, alcune delle quali sono giunte fino a noi col marchio di una tradizione che le nobilita (15).

L’attività bancaria è ancora frammentata tra molte e minime imprese, individuali o familiari, più spesso comprese nella comune categoria dei cambiavalute, caratterizzate da remissiva corrispondenza a mutanti esigenze politiche ed economiche, temporali e locali. Una tipizzazione così delle strutture bancarie come dei loro prodotti monetari cartacei sarà avviata soltanto nel XIX secolo.

L'assegno bancario così tecnicamente definito, resta al presente il titolo tratto dal correntista sulla propria banca e ricalca le orme della più genuina forma cambiaria
L’assegno bancario così tecnicamente definito, resta al presente il titolo tratto dal correntista sulla propria banca e ricalca le orme della più genuina forma cambiaria

Abbiamo detto che non manca a quella obbligazione il sostegno di una equivalente quantità di denaro comunque detenuta in deposito dalla banca, ma un avvenire radioso gli si spalanca di fronte, nel momento in cui balena agli occhi del banchiere la possibilità di disancorare il rilascio del proprio biglietto dal deposito di denaro, sostituendo a quest’ultimo la garanzia astratta costituita dalla fiducia emanante dalla solidità della propria impresa, dal prestigio del nome; egli riuscirà con ciò non soltanto a conferire al biglietto la funzione rappresentativa di denaro custodito altrove, ma a produrvi l’essenza stessa di una quantità di moneta creata ex novo (16).

Il biglietto così formato, perciò chiamato “fiduciario”, è quello che più realisticamente ricalca i caratteri delle emissioni di Stato, del quale si può dire che addirittura usurpi la facoltà, ed è anche quello che, per la libertà in cui opera, potrà assumere in futuro imprese occasionali, aventi specifiche finalità, appoggiate o meno dal beneplacito statale, ma anche deviare in iniziative poco corrette con qualche propensione all’abuso (17).

Sul biglietto fiduciario, che fonda la propria validità e trova esclusivo appoggio nel credito prestato dal pubblico all’emittente, si appunta l’assioma duramente ammonitore che recita: “col credito la carta è denaro e senza il credito è carta”. Tant’è che i rischi insiti in esso indussero a un certo momento gli Stati ad intervenire con apposite regolamentazioni per disciplinare l’attività bancaria rivolta alla circolazione della carta a protezione dei presumibili prenditori.

 

11) “Fu per i tempi addietro ritrovato dall’humana industria il cambio vero e reale per commodo della mercatura. Perché spacciando un mercante le sue mercanzie in altra provincia o regno, può cambiare i suoi denari con un altro il quale di quel regno ha tratto le mercanzie et vendutele altrove… Parimenti è giusto et real cambio quello quando uno desse i suoi danari in un luogo, per rimettergli altrove… per fare incette di mercanzie, o per altra sua commodità. Et per questo commodo delle mercanzie fu ordinato il cambio… Il cambio era da tutti diffinito altro non essere in sostanza che una permutazione di danari con danari, quando si dava una quantità di danari in un luogo per rihaverli in un altro luogo” (Tomaso Buoninsegni, Trattato dei Cambi, Firenze, 1573).

12) Il vocabolo “cambiale” sostitutivo della locuzione “lettera di cambio”, è abbastanza recente: ufficialmente introdotto nel codice di commercio del 1882 (la Commissione aveva speso ben quattro sedute in tutto il mese di maggio del ’70 per prendere questa decisione), passò nel modulario di Stato soltanto nel 1964.

13) Il R.D. 14 dicembre 1933, n. 1669 tuttora in vigore era stato emesso in armonia con le Convenzioni stipulate a Ginevra il 7 giugno 1930 fra ben 25 Stati. Il contenuto della cambiale definito con tale Decreto (sono pochi elementi: la denominazione di cambiale, l’ordine incondizionato di pagare una somma determinata, il nome del trattario, la scadenza, il luogo di pagamento, il destinatario del pagamento, il luogo e la data di emissione, la sottoscrizione del traente) è riconoscibile con precisione nell’antica lettera di cambio. Si è perduta la causalità; la cambiale oggi è titolo astratto, indipendente dal rapporto giuridico-economico che fu causa della sua emissione.

14) Anche l’obbligazione cambiaria (= vaglia o pagherò cambiario) è contemplata dal R.D. 1669/1933 che, fra l’altro, ne stabilisce il contenuto in analogia con quella della cambiale, tenendo conto del ribaltamento della posizione creditoria/debitoria dell’emittente.

15) Vale la pena di ricordare le date di fondazione, veramente antiche, di alcune di queste banche, alla cui origine stanno soprattutto – come denota il loro nome – funzioni di prestito su pegno: Monte dei Paschi di Siena (primo Monte di Pietà), 1472; Banca del Monte di Bologna e Ravenna, 1473; di Milano, 1483; di Parma, 1488; di Lucca, 1489; Banco di Napoli (Sacro Monte della Pietà), 1539; Istituto Bancario San Paolo di Torino (Compagnia di San Paolo), 1563; Banco di Santo Spirito, 1605; ecc.

16) “Il biglietto è un assegno della banca sopra sé stessa, pagabile al portatore e a vista, di solito per somma tonda; è una cambiale con la girata in bianco, accettata da una ditta molto conosciuta, e perciò ricevuta da tutti: è un titolo di credito che non è moneta, ma una semplice promessa di pagare del denaro, la quale, finché circola, compie gli stessi uffici del denaro, senza essere costoso come questo” (Camillo Supino, Storia della circolazione cartacea in Italia, Soc. Ed. Libr., Milano, 1929).

17) Ne è tipico esempio l’emissione – in gran parte abusiva e non immune da propositi speculativi, da parte di banche ma anche di imprese ed enti vari – di bigliettini di basso valore, intesi a coprire la carenza di circolante spicciolo durante il periodo del corso forzoso (anni sessanta-settanta del 1800). Esperienze di questo secondo tipo non erano nuove allora e sono state ripetute anche in anni recenti, spostandosi il supporto materiale su altri titoli bancari, gli assegni.

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