Basso il gradimento per le milizie fasciste

Emessa per la prima volta nel 1926, in favore della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e replicata, con caratteristiche mutate, nel ’28 e nel ’30, la serie obolo non ebbe il successo sperato. Solo intorno alle versioni ‘coloniali’ si rileva un certo interesse, soprattutto per quelle prove di stampa del ’27…

Raccomandata per la Danimarca con i valori da 30, 50 centesimi e 5 lire della terza Milizia
Raccomandata per la Danimarca con i valori da 30, 50 centesimi e 5 lire della terza Milizia

Fu nel 1928, esattamente novanta anni fa, che la Milizia fascista tornò a battere cassa attraverso i dentelli postali. Quattro, esattamente come nell’infornata iniziale, quella del 1926, e nell’emissione conclusiva del 1930, i valori che compongono la serie-obolo. A beneficiare dei centesimi e delle lire messe insieme dalla vendita di queste carte valori postali fu la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale la cui istituzione, nel gennaio del 1923, segnò un passo decisivo verso la dittatura. Tant’è che sulle prime gli appartenenti alla Milizia fascista armata “per difendere la rivoluzione” furono esentati dall’obbligo di prestare giuramento al Re. Una chiara violazione allo Statuto.

Con le vignette serrate ai lati dai fasci (una primizia) e sormontate dall’aquila ad ali aperte e circondata dalla corona della quercia (secondo il modello traianeo nell’atrio della Basilica dei Santi Apostoli, in Roma) i dentelli propongono Castel Sant’Angelo, l’Acquedotto Claudio, il Campidoglio, Piazza del Popolo, “senza privilegiare gli aspetti classici della città. In realtà – l’annotazione è dello storico dell’arte Federico Zeri – si tratta di vedute di repertorio, tra cui quella della Mole Adriana, mutuata da una famosa incisione di Giambattista Piranesi. Il tema romano è dunque già presente nella tematica fascista, ma esso non ha ancora subìto quella decantazione in senso imperiale, premedievale, che poi sarà uno dei fulcri della propaganda di regime”.

Fatte in casa, in quanto opera del marchese Enrico Cavalletti “valoroso ex-combattente ed ufficiale della Milizia, che trasse ispirazione dalla visione di monumenti romani”, le immagini vennero trasferite su piastra d’acciaio dal bulino di Alberto Repettati, incisore capo dell’Officina governativa carte valori allora attiva a Torino. “Dal punto di vista artistico, ad eccezione del 60 cent., i francobolli possono dirsi ben riusciti. Mediocre – secondo il notista del Corriere Filatelico – è il disegno dell’aquila. L’abbreviazione ‘Cmi’ poteva essere modificata dall’Officina in ‘Cent.’ “.

 

Milizia I.

“Strano, fanno notare gli osservatori dell’epoca, che i colori del 60 cent. e dell’1,25 lire non corrispondano a quelli stabiliti di recente per uniformarsi alle convenzioni internazionali”. Ancora, “I numeri delle tavole calcografiche dimostrano che i francobolli sono stati preparati di recente, ossia dopo l’adozione dei nuovi valori”.

I francobolli. Singolarmente perfino il librone I francobolli dello Stato Italiano evita di far cenno alla presenza, sul valore conclusivo da 5 lire, delle Camicie Nere che entrano da Piazza del Popolo. Con la scusa della stringatezza, i cataloghi si limitano a dire che l’immagine è costituita da Piazza del Popolo, mentre in altri casi si precisa essere la bella piazza romana “capolavoro del Veladier”.

Assicurata per 600 lire in triplo porto, affrancata con il 5 lire Milizia prima e un 5 centesimi Vittorio Emanuele III
Assicurata per 600 lire in triplo porto, affrancata con il 5 lire Milizia prima e un 5 centesimi Vittorio Emanuele III

Non così il Regio Decreto, il numero 1928, che Vittorio Emanuele III firmò il 4 novembre 1926 nella tenuta di San Rossore, e nel quale viene per l’appunto detto a chiare lettere che “il francobollo da L. 5 + L. 2,50 riproduce la visione panoramica della Porta del Popolo con particolari della piazza omonima e dell’apoteosi dell’entrata delle Camicie Nere in Roma”. La presenza delle Camicie Nere è tuttavia limitata a questo solo francobollo, dato che i tre restanti si limitano a proporre immagini della romanità.

Varietà. Piccole ma interessanti varietà sono presenti sui valori da 1,25 e da 5 lire. Nel primo caso, una leggera doppia incisione è riscontrabile nelle immagini centrali, stampate in color grigio, che occupano rispettivamente la posizione 6 e 40 di ciascun foglio, mentre nel valore da 5 lire la doppiatura dell’immagine è presente in addirittura 22 esemplari su 50 di ogni singolo foglio. I valori interessati alla variante sono quelli che nel foglio occupano le seguenti posizioni: 1, 3, 12, 14, 15, 18, 19, 20, 21, 24, 25, 28, 29, 31, 32, 33, 34, 35, 36, 37, 41 e 46. Nel numero 12 la variante è maggiormente visibile.

Il 60 centesimi è a sua volta noto privo di perforazione verticale o a destra ed anche con doppia dentellatura. Presente, quest’ultima, anche nel taglio da 40 centesimi. Di ciascun valore esistono altresì prove d’archivio realizzate nei colori adottati e in tinte diverse, nonché la serie con soprastampa saggio.

Dentellatura. Prodotti su carta priva di filigrana, i quattro Milizia vennero perforati con passo 11, mediante “macchine che dentellano in un sol senso alla volta”.

Numeri di tavola. Per stampare i francobolli vennero adoperate otto tavole di stampa. Quattro per la cornice, altrettante per la vignetta centrale, ognuna delle quali contraddistinta dai seguenti numeri: 206 e 203, 40 centesimi; 205 e 204, 60 centesimi; 209 e 207, 1,25 lire; 210 e 208, 5 lire.

 

Milizia II.

Ritoccata nei primi due nominali, scesi rispettivamente da 40 e 60 centesimi a 30 e 40 centesimi, e gravata di sovrapprezzi più tenui, riproposizione della serie obolo a favore della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale ricalca, tranne che nei colori delle cornici, l’impostazione della prima infornata, quella del 26 ottobre 1926. Perfino la data III MCMXXVI, terzo anniversario della fondazione della Milizia, non venne toccata. A cambiare furono i numeri delle tavole adoperate per stampare le cornici, le quali presentano dei modesti ritocchi nelle scritte, ed in particolare nelle diciture ‘C.mi’.

Cinque lire Milizia II su raccomandata da Cavriana a Castiglione delle Stiviere
Cinque lire Milizia II su raccomandata da Cavriana a Castiglione delle Stiviere

Nel caso specifico i numeri vanno dal 245 al 250. Per errore la tavola prevista per ricevere il numero 246 venne invece marchiata col numero 146. Di qui l’annullamento del numero errato mediante quattro tratti paralleli e l’incisione, a fianco, dell’esatto numero 246.
Stranamente la duplicazione mostrò di non infastidire nessuno. E men che meno il Corriere Filatelico, per solito assai severo in merito ai francobolli che a quell’epoca l’Italia dei Savoia andava proponendo (o imponendo?) con un’insolita generosità.

A pagina 42 del numero di febbraio 1928 si legge infatti: “Il prossimo anno avremo ancora una serie in ricordo e a beneficio della Milizia; ma ci viene riferito che saranno scelti altri disegni. Forse a somiglianza di quanto fa il Portogallo, anche noi avremo ogni anno almeno una serie commemorativa per la Milizia, senza contare altri francobolli che si riterrà opportuno emettere per ricordare uomini od avvenimenti. Di queste decisioni vi sarà chi vorrà compiacersene, ma vi sarà anche qualche filatelista che deplorerà, come ha fatto di recente il Direttore generale delle Poste degli Stati Uniti, l’abuso di serie commemorative”.

Varietà. Il 50 centesimi e il 5 lire sono conosciuti privi di perforazione a destra o a sinistra, la lira e venicinque centesimi esiste priva di dentellatura in alto. Non mancano, evidentemente, le consuete prove d’archivio, nonché la serie soprastamapata Saggio.

 

Milizia III.

Ancora una volta i buoni propositi rimasero tali. Bei sogni senza alcun seguito, quindi. La serie in distribuzione dal 1° luglio ripete infatti l’impianto figurativo delle due precedenti, con tanti saluti al preannunciato mutamento delle immagini. L’unica vera e propria modifica riguarda l’aggiornamento del millesimo collocato sulla sinistra. Non più, quindi, MCMXXVI, bensì MCMXXIX. Pertanto le tavole adoperate per le cornici sono numerate dal 300 al 303.

Prima di procedere all'emissione della seconda Milizia coloniale vennero effettuate delle prove con le scritte grandi, identiche a quelle adoperate per la prima emissione
Prima di procedere all’emissione della seconda Milizia coloniale vennero effettuate delle prove con le scritte grandi, identiche a quelle adoperate per la prima emissione

Le restanti varianti risultano invece conseguenza dell’entrata in scena, a Roma, dell’Istituto Poligrafico dello Stato. Di qui la marchiatura Istituto Poligrafico dello Stato – Carte Valori collocata nella parte superiore di ciascun foglio, dove in precedenza figurava la scritta Officina Gov. Carte – Valori-TorinoA sua volta la dentellatura, anche in questo caso lineare, presenta passo 14 in luogo di 11.

La musica, nel caso specifico intesa come nuovi dentelli, cambiò negli anni successivi. Con la serie del 27 ottobre 1932, Decimo anniversario dell’avvento al potere del fascismo: venti valori con sovrapprezzo a favore delle opere di assistenza della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale e un numero davvero impressionante di cartoline tutte esaltanti, attraverso le figurazioni, la Milizia destinataria del sovrapprezzo. E, anche, con i cinque valori del primo luglio 1935. Si tratta, beninteso, di emissioni che, pur rientrando in un unico filone tematico, figurativamente fanno storia a sé stante.

Un dato comunque è certo, e cioé che le Milizie dentellate, le prime tre in particolare, non ebbero successo. Tanto che per smaltirle fu necessario allungare in continuazione il periodo d’uso, ma con scarsi risultati. Nessuno, per carità, si sognò mai di criticare la potente Milizia. Semplicemente la ignorò, evitando con cura, per quanto possibile, di far cadere centesimi o lire, da un minimo di 10 centesimi ad un massimo di 2,50 lire, nelle casse miliziane.

Per smaltire le eccedenze della prima emissione le Poste non trovarono di meglio della vendita all’asta. Così l’11 settembre 1962 10.000 serie vennero acquistate, lotto numero 16 dello stock ministeriale, in cambio di 6.280.000 lire.

Varietà. Prodotta dalle rotative del Poligrafico ancora in rodaggio la serie non presenta varianti significative. Esiste la sola edizione Saggio.

 

Errori di colore nelle Colonie? No, prove di stampa

A parte i colori ed i valori, la Milizia cambiò realmente pelle alla terza emissione, quando a stamparla fu l’Istituto Poligrafico dello Stato che nel frattempo era subentrato all’Officina Carte Valori di Torino.

A guastare la festa arrivò il solito zampino del dispettoso diavoletto di turno. L’idea, subito plaudita dal Corriere Filatelico, fu quella di mutare i colori delle cornici dei due valori più alti dell’emissione coloniale della prima Milizia, in distribuzione dal 21 aprile 1927, “festa nazionale del lavoro ed anniversario della fondazione di Roma”.

Seconda emissione coloniale della Milizia, con colori cambiati senza soprastampa
Seconda emissione coloniale della Milizia, con colori cambiati senza soprastampa

Venticinquemila le serie prodotte per ciascuna colonia, precisamente Cirenaica, Eritrea, Tripolitania e Somalia. Questo quantitativo si riferisce ovviamente al valore più elevato, quello da 5 + 2,50 lire, dato che i valori iniziali registrarono una produzione di 100.000 pezzi, mentre quello che occupa la terza produzione, valore quindi da 1,25 lire e sovrapprezzo di 60 centesimi, ebbe una tiratura di 50.000 esemplari.

Fu subito giallo, proprio per via delle cornici realizzate in tinta diversa, avvisaglia di qualcosa di più clamoroso che stava in agguato, dietro l’angolo. “Vari filatelisti avranno notato – a scriverlo fu il solito, attentissimo Corriere Filatelico – che circolano, specie a Venezia ed a Roma, alcune serie di francobolli ‘Milizia’ per le Colonie nelle quali gli ultimi due francobolli, anziché avere i colori delle cornici invertiti rispetto agli stessi valori per la serie del regno, li hanno eguali, e cioé l’1,25 lire la cornice di color verde ed il 5 lire di color turchino scuro. Non si tratta di errori di colore, come potrebbe supporsi, ma di prove di stampa”.

Ancora nessuno se l’è sentita di lanciare i due non emessi nello stratosferico e sempre più affollato firmamento dei dentelli “naturali”. Un destino toccato invece alla seconda Milizia coloniale, arrivata sul mercato priva di soprastampa. Di qui la promozione, quasi un bacio dato dal principe azzurro all’anatroccolo, a francobolli “naturali” d’Italia e la conseguente iperbolica quotazione.

Come se ciò non bastasse cinquanta serie, un foglio intero quindi, della seconda Milizia coloniale, con scritte quindi Cirenaica, Eritrea, Somalia e Tripolitania, ricevettero sperimentalmente la soprastampa grande adoperata per la prima serie, quella del 1927. Per i cataloghi si tratta di saggi. Costosi, si capisce.

A poco, anzi a niente, servirono le giuste osservazioni mosse dal Corriere Filatelico allorché il 4 marzo 1929 il ministero delle Colonie pose in vendita per collezione “quattro nuove serie di francobolli a parziale beneficenza dell’Opera di previdenza M.V.S.N., stampate e soprastampate ad uso dei nostri possedimenti d’Africa. Non sappiamo se le serie erano già pronte allorché uscì il Regio decreto legge del 24 gennaio 1929, numero 99, che istituisce un governo unico della Tripolitania e Cirenaica, decreto che è andato in vigore fin dall’8 febbraio scorso. Ci auguriamo che in avvenire si rinunzi a preparare due distinte serie per ogni emissione commemorativa da distribuirsi in Libia”.

Niente da fare. La giusta osservazione del Corriere Filatelico trovò orecchie da mercante e nel successivo 1930, come niente fosse, negli album dei collezionisti approdò la Milizia numero tre di Cirenaica e di Tripolitania. Con colori delle cornici regolarmente modificati così da “evitare falsificazioni delle soprastampe”, ma da garantire un incasso doppio attraverso il sovrapprezzo di 2 lire. Un po’ meno delle 2,80 lire della Milizia seconda o le 3,60 lire della prima Milizia.

 

Usi tariffari delle Milizie

Al momento del debutto, col 60 centesimi Milizia numero uno, erano in vigore le tariffe del 1° settembre 1926. Lettera, quindi, a 60 centesimi. Tariffa confermata pure col cambio tariffario del 21 giugno 1927, con successiva diminuzione a 50 centesimi a partire dal 15 agosto 1927.


Durante il periodo d’uso della seconda e terza infornata Milizia, e precisamente dal 1° marzo 1928 al 31 agosto 1930 (919 giorni), e dal 1° luglio 1930 al 31 gennaio 1932 (549 giorni) il tariffario non subì alcuna modifica. Particolare curioso: per errore in alcune città la seconda emissione cominciò ad essere venduta e regolarmente impiegata con qualche giorno d’anticipo sulla data di emissione del 1° marzo.

Basso il gradimento per le milizie fasciste

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