Aquilini, Aguglini, Aquiloni ed Aquilotti

Insegna di Ordine cavalleresco ispirato all'Aquila
Insegna di Ordine cavalleresco ispirato all’Aquila

Una vera e propria nidiata di monete è quella che l’aquila ha generato nel corso dei secoli. Preso infatti a proprio simbolo da numerosi ordini cavallereschi, il nobile pennuto non ha perso occasione per posare i suoi artigli nelle Zecche d’ogni tempo e Paese: da quella egiziana dei Tolomei a quella degli Stati Uniti d’America.

L’aquila, si sa, è stata sempre un simbolo di potenza. Imperatori e Re si fregiarono del Re degli uccelli nei loro stemmi e nelle loro imprese facendone oggetto di motti e divise. L’aquila rappresenta in araldica anche la forza, la vittoria e, dulcis in fundo, la rapacità.
Dall’aquila prendono nome molti ordini cavallereschi, oggi tutti estinti (ma chi sa quanti sarebbero pronti a pagare fior di quattrini per essere insigniti di uno di questi antichi Ordini, magari resuscitato e fasullo!).

Come non ricordare l’Ordine dell’Aquila Bianca di Polonia istituito da Ladislao IV nel 1325 e rinnovato da Augusto II nel 1705, passato poi all’Impero di Russia dal 1831 al 1917 e nuovamente istituito in Polonia nel 1921 come supremo Ordine della Repubblica? Ma anche la Jugoslavia vantava un Ordine dell’Aquila Bianca: lo istituì Milan Obrenovic re di Serbia nel 1883. Quello tedesco invece si chiamava dell’Aquila Germanica (Reichsadler), istituito nel 1937. C’era poi l’Ordine dell’Aquila nera, supremo Ordine di Prussia e poi dell’Impero tedesco, istituito da Federico I nel 1701.

Un altro ordine che si fregiava dell’aquila era quello di Giorgio Guglielmo principe ereditario di Bayreuth (1705), passato poi nel 1734 alla Prussia: si chiamava, udite udite, Ordine dell’Aquila Rossa e venne fondato come Ordine della sincerità, un caso davvero anomalo nella storia cavalleresca.

Insegna di Ordine cavalleresco ispirato all'Aquila
Insegna di Ordine cavalleresco ispirato all’Aquila

Storie di vanità, senza dubbio, ma anche, spesso, di atti di eroismo, di fedeltà, di grandi servizi resi al Sovrano e al Paese. Oggi ci ridiamo magari sopra, ma un tempo i nostri nonni morivano in pace solo se avevano ricevuto quella commenda che significava per loro il riconoscimento e il premio di una vita tutta spesa nel lavoro, nella laboriosità e magari in guerra. Altri tempi.

Oggi di quelle onorificenze si adornano (ed è un delitto) le donne e i giovani credendo così, dissacrando il passato, di farsi belli e di essere spiritosi.
E i collezionisti ne fanno oggetto di raccolte e collezioni pagandole spesso fior di quattrini. Così commende, croci e nastri, cacciati dalla porta, rientrano dalla finestra. Per non parlare degli Ordini clandestini o fasulli che continuano a prosperare alle spalle degli inguaribili nostalgici e ingenui. Storia vecchia.

Furono i romani ad inalberare l’aquila sulle insegne delle loro Legioni, portandola così in giro per mezzo mondo e facendola assurgere a simbolo della potenza e della forza dell’Impero di Roma. Nel 1° secolo a.C. anzi divenne l’unico contrassegno militare di Roma soppiantando tutti gli altri simboli. Era d’argento, poi d’oro, e stringeva tra gli artigli una folgore. Anche nel Medioevo l’aquila fu una delle insegne più usate, sugli scudi, sugli elmi come cimiero, sui vestiti. Chimerica l’Aquila bicipite, un sol corpo e due teste, diventata simbolo dell’impero asburgico e degli Zar con Pietro il Grande. Ancora oggi l’aquila è l’emblema degli Stati Uniti d’America (e per questo figura sulle monete USA) e della Polonia.

Il dollaro USA d'argento del 1842.
Il dollaro USA d’argento del 1842

Ma l’aquila può vantare molto di più e di meglio. Perché è stata da sempre non solo oggetto di ammirazione ma spesso anche oggetto di venerazione presso molti popoli che l’hanno accomunata alla divinità. Per i Bhuriati essa fu il primo “shaman” che non potendo comunicare con gli uomini trasmise le sue virtù al figlio avuto da una donna. In Grecia l’aquila era l’uccello di Zeus e il suo messaggero. In Oriente, congiungendo cielo e terra, fu considerata come “psicopompo”: portava cioé in cielo le anime. Una specie di Angelo Custode.

Come tale divenne anche simbolo di immortalità e associata a diverse divinità. Infine come non ricordare che anche nella Bibbia l’aquila è simbolo di forza e di potenza date da Dio ma anche di superbia che Dio abbatte? Sempre l’aquila come nemica del serpente e amica del Sole diventa l’avversaria del demonio e simbolo della Resurrezione.

Moneta in rame di Cleopatra battuta dalla Zecca di Alessandria (48-30 a.C.)
Moneta in rame di Cleopatra battuta dalla Zecca di Alessandria (48-30 a.C.)

Da quanto detto non deve meravigliare se l’Aquila sia stata largamente sfruttata sulle monete di tutti i tempi e Paesi. Alla fine dell’articolo riportiamo il nome delle città e zecche che batterono monete in cui appare effigiata l’aquila: sono tante e ci giurerei che qualcuna s’è persa per strada. Svariatissimi anche i nomi delle monete coniate con l’aquila, i motti, le leggende e le imprese che accompagnano l’effigie del Re degli uccelli.

Ma l’aquila diede anche il suo nome a molte monete italiane, straniere, antiche e moderne. L’Aquila appare sulle monete siciliane di Enrico VII e Costanza (1195) come insegna dell’Impero d’Occidente (Denari). Federico II fece coniare l’aquila nel suo Augustale d’oro e nei suoi Tarì d’argento. L’Aquila bicipite nasce invece a Messina sui Tarì di Federico II. Aquile si chiamarono i Tarì di Pietro d’Aragona (1282-1285), coniati sempre a Messina, in cui l’Aquila non rappresenta solo lo stemma della Sicilia ma anche quello della Casa Sveva. Queste aquile (come moneta) durarono fino al 1516 e a Ferdinando il Cattolico; valevano prima 20 grana, poi 25.

In seguito le monete con l’aquila presero il nome di Aquilini (in realtà Grossi e Denari); portarono l’aquila imperiale e furono battute a Como, Incisa, Bergamo, Treviso, Acqui, Ivrea, Verona, Brindisi e Messina. Anche Genova nel 1320 coniò un Aquilino d’argento, oggi rarissimo. Aguglino prese il nome la moneta con l’aquila (un Denaro) battuto a Merano dai Conti del Tirolo tra il 1253 e il 1255, imitato in molte altre zecche italiane ed estere. Perché Agugliono o Agugli? Perché l’aquila aveva in petto due croci sovrapposte. Si disse anche Tirolino.

Tetradramma d'argento battuto da Tolomeo Soter nel 300 a.C.
Tetradramma d’argento battuto da Tolomeo Soter nel 300 a.C.

Dagli Aquilini (“vigenario” furono detti a Treviso), grossi e piccoli, il passaggio all’Aquilone fu breve. Avvenne a Modena dove venne chiamata così una moneta d’argento con un’aquila coronata e San Geminiano. Poi non mancò anche l’Aquilotto, che forse altro non era che l’Aquilone. Ci fu anche l’Aquila del Liocorno a Ferrara, dato che la moneta portava oltre all’aquila l’immagine del liocorno. Singolare la storia degli Aquilini coniati all’Aquila che, fondata da Federico II, assunse l’aquila imperiale a suo emblema.

Il popolino, forse perché quell’Aquila era piuttosto rozza, la scambiò per un uccello qualsiasi (ah, che offesa!) e chiamarono le monete “celle”, che da un tardo latinismo (“aucella”) significa uccellino. E il caso di dire: dalle stelle alle stalle.

Già perché l’aquila fu anche oggetto di un sacco d’incomprensioni e di sfregi, come capita a chiunque è troppo potente e invidiato. Dà sempre fastidio a qualcuno. Come accadde a Friburgo in Svizzera ad una moneta che portava una testa d’aquila, simbolo della nobile famiglia locale degli Zähringer, fondatori della città. Il popolo ci vide un corvo e corvo la chiamò, cioé Rappen, diventato poi in Svizzera il nome del centesimo di Franco.

Il rovescio dell'Augustale d'oro di Federico II in cui è raffigurata l'aquila imperiale
Il rovescio dell’Augustale d’oro di Federico II in cui è raffigurata l’aquila imperiale

Un’altra aquila incisa sugli Scellini della Frisia subì la stessa sorte: venne ribattezzata (chissà poi perché) “mangiatopi azzurro” (in dialetto tedesco Blomeuser).
Così le prime monete da un tallero e mezzo emesse nel XVI secolo nel Mecklenburg-Gustrow furono chiamate per burla “Pappagalli” (Pappaahn). I polacchi nell’aquila che fregiava i pezzi da 3 grossi del XVI secolo videro una upupa, in polacco Dudek, plurale Dudki.

Questo nome spregiativo emigrò con le monete nelle province orientali della Germania diventando in tedesco Düttgen o Düttchen, parola che finì poi per indicare la moneta da 10 Pfenning dell’Impero.
Ma perché meravigliarsi?: forse che il copeco russo non deve il suo nome al turco Köpek, cioé denaro col cane, riferito ad una moneta che portava effigiato non un cane ma un leone!

Un’aquila sotto cento bandiere

Aquila coronata o no ad una testa, al diritto o al rovescio.
Stemma della città di Trento
Stemma della città di Trento

Alessandria. Ossidionale da 10 Soldi del 1746.
Aquila. Celle di Giovanna II e Roberto d’Angiò di Napoli, Cavalli di Innocenzo VIII Papa, Scudi di Carlo III di Francia.
Aquileia. Su moltissime monete.
Bologna. Monete di Giovanni II Bentivoglio.
Bozzolo. Moneta di Scipione Gonzaga.
Brescello. Degli Estensi.
Brindisi. Monete di Federico II e di Costanza.
Castiglione delle Stiviere. Piastra da 3 soldi e Sesini di Ferdinando I e Francesco Gonzaga.
Como. Monete di Federico II e di Lodovico il Bavaro.

Crevacuore. Grosso tirolino anonimo dei Fieschi di Messerano.
Desana. Monete di Lodovico Tizzone, Pietro Berard, Filippo Tornielli, G. Battista e Antonio Maria Tizzone.
Ferrara. Aquilino di Obizzo III d’Este, e su varie altre monete, specie quattrini di quei Marchesi o Duchi.
Gaeta. Moneta autonoma.
Guastalla. Gazzetta, mezzo scudo e mezzo giulio di Cesare I.
Loano. Quadrupla del principe Giovanni Andrea II.
Incisa. Moneta dei Conti di Tirolo sotto Ottone Imperatore.
Lavagna. Moneta di Pietro Luca Fieschi.
Lucca. Monete degli Ottoni Imperatori.

Manfredonia. Danaro di Corrado II e Corradino di Svezia.
Mantova. Aquilini autonomi.
Merano. Danaro di Mainardo I.
Messina. In molte monete.
Milano. Danaro di Enrico VII, Imperatore.
Massa di Lombardia. Quartino e quattrino di Francesco d’Este.
Modena. Scudi d’oro, grosso e quattrino di Alfonso II d’Este; scudi e mezzi testoni di Francesco I; mezzo testone di Alfonso IV e grossetto; ongaro di Francesco II; scudo di Rinaldo.
Napoli. Monete di Enrico V, Imperatore, di Federico II Imperatore e di Giovanna I, Giovanna II, Federico III d’Aragona, Renato e Carlo V, Filippo II e Filippo III.
Novellara. Quattrino di Alfonso II d’Este.
Padova. Aquilini autonomi del 1314-28.

Stemma della città di Perugia
Stemma della città di Perugia

Passerano. Su varie monete dei Radicati.
Pesaro. Monete di Guidobaldo II e di Francesco Maria II della Rovere.
Piacenza. Moneta di Galeazzo I Visconti.
Pisa. Monete di Federico I Imperatore, altre monete posteriori.
Savoia. Monete di Vittorio Amedeo II dopo che fu Re di Sicilia, e monete di Carlo Emanuele III.
Savona. Su parecchie monete.
Solferino. Quattrino di Carlo Gonzaga.
Trento. Tirolini.
Treviso. Moneta del Conte Arrigo di Gonzaga e monete degli Scaligeri.
Tresana. Quattrino di Guglielmo Malaspina.

Trieste. Su varie monete.
Urbino. Monete di Francesco Maria I della Rovere.
Verona. Monete di Alberto e di Mastino della Scala.
Vicenza. Aquilini autonomi.

Aquila coronata colle ali spiegate, col fulmine e un ramo d’olivo negli artigli, al disotto un globo.

Milano. Ducatone e mezzo ducatone di Carlo V, Imperatore.

Aquila ad un becco scaccata.

Aquileia. Moneta di Giovanni di Moravia.

Aquila che insegna al proprio aquilotto a fissare il Sole.
Lo Zecchino pisano battuto in campo aperto a Rifredi
Lo Zecchino pisano battuto in campo aperto a Rifredi

Reggio. Grossetto di Alfonso I.
Monaco. Tallero di Onorato II Grimaldi.
Savona. Patachina, mezza patachina e denaro di Ludovico XII.
Antignate. Grosso di Giovanni II Bentivoglio.
Castiglione delle Stiviere. Quattrino di Rodolfo Gonzaga.

Aquila che insegna a due aquilotti a fissare il Sole.

Pesaro. Grosso di Francesco Maria II d’Urbino.

Aquila non coronata che beve.

Pesaro. Testone di Francesco Maria II.

Aquila che copre colle ali i suoi aquilotti.

Roma. Testone di Innocenzo XII.

Aquila rivolta a sinistra verso il sole, che calpesta alcuni serpenti.

Urbino. Mezzo Grosso di Francesco Maria II e da 18 giuli di Guidobaldo II.

Aquila che sostiene uno scudo.

Urbino. Ducato d’oro di Francesco Maria II.

Aquila coronata e una biscia.

Castiglione delle Stiviere. Mezzo testone di Ferdinando I.

Aquila inquartata colla biscia viscontea.

Castiglione delle Stiviere. Mistura di Ferdinando I.
Milano. Monete del re di Spagna.

Aquila che porta in petto il numero 28.
Il Tallero da 80 Soldi battuto a Correggio dal conte Camillo (1597-1605)
Il Tallero da 80 Soldi battuto a Correggio dal conte Camillo (1597-1605)

Castiglione delle Stiviere. Fiorino contraffatto a quello dei Paesi Bassi.
Ronco. Quadrupla d’oro, scudo, ¼ di scudo e luigino di Napoleone Spinola; doppia oro, scudo, mezzo scudo di Carlo Spinola.
Bellinzona. Tallero dei tre cantoni: Uri, Schwitz e Unterwald.

Aquila inquartata con tre gigli.

Ferrara. Moneta di Borso d’Este dopo il 1452.

Aquila inquartata colla Croce di Gerusalemme, coi pali di Aragona, ecc.

Casale. Monete di Guglielmo III in poi.

Aquila con un cartello tra gli artigli, su cui sta scritto Libertas.

Massa di Lunigiana. Paolo di Alberico II Cybo.

Aquile (tre) sovrapposte, nella parte destra d’uno scudo bipartito.

Milano. Soldini di Galeazzo Maria Sforza.

Aquile (croce accantonata da quattro).

Aquila. Cavallo di Carlo VIII.

Aquila bicipite coronata o no.

Asti. Testone di Carlo V, Imperatore.
Brescia. Moneta ossidionale del 1515.
Castiglione delle Stiviere. Testone di Ferdinando II Gonzaga.
Correggio. Fiorino sul tipo del Brabante.
Crevacuore. Grosso tirolino e soldino anonimi.
Ferrara. Quattrini di Borso e di Ercole I.
Guastalla. Da Lire 4 di Ferdinando II.
Maccagno. Zecchino di Giacomo III Mandelli, Conte.
Malta. Da 30 e da 15 tari di Ferdinando d’Hompesch.
Mantova. Tallero di Carlo I.

Metelino. Tornese di Dorino Gattilusio.
Milano. Monete di Carlo V, imperatore.
Mirandola. Mezzo testone e Sesini di Alessandro I Pico.
Piemonte. Monete d’Amedeo I d’Acaia.
Savoia. Grosso di Amedeo V, forte di Amedeo VI.
Soragna. Zecchino di Niccolò Meli-Lupi, Principe.
Verona. Quattrino di Massimiliano I, Imperatore.
Zara. Ossidionali di Napoleone I, 1813.

Aquila bicipite con in petto un’arma.

Milano. Da sessanta soldi di Carlo VI di Spagna.
Bozzolo. Tallero d’oro di Scipione Gonzaga (1616).

Aquilini Aguglini Aquiloni ed Aquilotti

Link intermo  tuttovideo.stream