Anche l’Inghilterra sbaglia le monete

Su alcune delle mille pezzature auree da due sterline messe in distribuzione dalla Royal Mint per il tricentenario della Bank of England mancava per un errore l’indicazione del valore nominale.

La moneta buona, si sa, scaccia quella cattiva. È pensando a questo antico e radicato concetto che la British Royal Mint, la Zecca inglese, si disse disposta a sostituire l’aureo tondello Bank of England privo della scritta “two pounds”, due sterline. Una moneta, sostenevano alla Zecca di Llantrisant, “priva di valore” e di conseguenza “non spendibile”.

Sarà. Ma neppure con la canonica indicazione del valore nominale qualcuno si sarebbe sognato di spendere l’aurea pezzatura Banca d’Inghilterra comprata ad un prezzo ben superiore alle due sterline segnate sul diritto. È un po’ come le italiche monete da collezione con valore da 500 lire vendute, ben che vada, a 27.000 lire mentre tabaccai, giornalai e banche alla stessa moneta erano disposti a riconoscere il valore di 500 lire. Non un centesimo in più.

Nel caso della moneta Banca d’Inghilterra senza valore c’era ovviamente chi era disposto a comprarla a braccia aperte, scucendo per di più una bella sommetta. Sulla piazza di Londra, la più attendibile ed anche quella più interessata, l’aurea moneta sbagliata fu trattata fino a 500 sterline.
Ma perché tutto questo interesse intorno ad una moneta poco tempo dopo l’emissione? Semplice.

Moneta corretta
Moneta corretta

Per un errore nel montaggio del conio è successo che alcuni esemplari, quanti ancora non si sa, dell’aureo “two pounds” Banca d’Inghilterra sono stati prodotti con lo stampo normalmente usato per il diritto della doppia sovrana, privo perciò dell’indicazione del valore. Impossibile pensare che nessuno in Royal Mint si sia accorto dell’errore.
Evidentemente, chi se ne era accorto, temendo forse delle sanzioni, ha preferito far finta di niente dando così via libera a quella che gli esperti Spink definiscono una delle “maggiori rarità numismatiche” contemporanee.

Con questi precedenti c’è da scommettere che ben pochi, forse nessuno, dei fortunati possessori della variante tennero in gran conto l’invito formulato dalla British Royal Mint col quale Keith R. Cottreff, responsabile del marketing, a nome dell’Officina monetaria britannica chiedeva la restituzione del “conio privo di valore”. Assicurando a giro di posta la sua pronta sostituzione con una moneta d’oro corretta con l’indicazione “two pounds”. Naturalmente sostituzione e riconiazione sarebbero avvenute, fecero ancora sapere dalla Zecca inglese, nel più rigoroso rispetto della tiratura massima fissata in mille pezzi, andati via in un battibaleno anche in conseguenza del clamore che si era nel frattempo venuto a creare intorno all’errore.

Più che la corsa alla restituzione, a Londra e nel Regno Unito si era naturalmente aperta la caccia al tondello monetato Banca d’Inghilterra privo dell’indicazione del valore nominale.

La moneta. Tenuto a battesimo all’incontro internazionale di Basilea, il conio Banca d’Inghilterra non suscitò grandi entusiasmi. E questo, probabilmente, per la natura strettamente locale della commemorazione.

Moneta sbagliata
Moneta sbagliata

Il triplo centenario della fondazione della Banca d’Inghilterra avvenuta ad opera di William Paterson, un finanziere scozzese, il quale imprestò al governo una sostanziosa somma di denaro impiegato per portare avanti la guerra intrapresa contro la Francia. In cambio Paterson, e con lui i restanti sottoscrittori del prestito, venne associato ad una società per azioni intitolata Bank of England. Più che la moneta in quanto tale, col rovescio modellato dall’orafo Leslie Durbin e contenente Britannia che osserva con attenzione un bank money, ad essere guardata con un qual certo interesse fu la duplice coniazione. Quella destinata ai borsellini per i normali acquisti quotidiani e quella rivolta ai numismatici.

Tre, nel caso della coniazione numismatica, le battiture effettuate adoperando rispettivamente l’argento, l’argento piedfort e l’oro.
Ed è stato proprio nel predisporre i mille esemplari d’oro che un diavoletto dispettoso ha fatto confusione con i conii creando così alcuni esemplari privi dell’indicazione del nominale.

 

Una rarità annunciata

Britannia che guarda un Bank money
Britannia che guarda un Bank money

Letta ora quella frase che chiude la presentazione della doppia sterlina Banca d’Inghilterra sembra quasi aver precorso i tempi. Afferma infatti la frase in questione, stampata nei depliant propagandistici, che la moneta è “destinata a diventare in breve tempo una rarità”.

Così è stato, ma per ragioni assolutamente non prevedibili dovute a una banale svista, ad un errore tipicamente umano, piuttosto che ad una domanda superiore all’offerta.
Nella versione metallica destinata alla normale circolazione la moneta, assieme ad altri spiccioli, è racchiusa nel contenitore della Divisionale 1994 Fior di conio e Fondo specchio.

Valore: 2 sterline.
Modello: Leslie Durbin.
Illustrazione: Britannia che guarda un Bank money e monogramma di William e Mary.
Metallo: Argento, argento piedfort e oro.
Tiratura: Argento 40.000, argento piedfort 10.000, oro 1.000.

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