17 secoli di libertà

I due dittici realizzati dall’artista marchigiano Tullio Pericoli, emessi il 23 giugno 2001, celebrano con eleganza e delicatezza i 1700 anni della repubblica fondata nel 301 dallo scalpellino Marino. Nella stessa data videro la luce anche quattro valori che rappresentano uno stimolante assaggio dei tesori d’arte esposti al Museo di Stato. Le immagini che raccontano la leggendaria vita di San Marino sono state più volte trasferite da tele e affreschi nei francobolli, testimoni privilegiati delle vicende della Repubblica del Titano. Pressoché assenti, invece, in questa galleria gli interi.

Tre emissioni del Titano di epoche diverse ma con un denominatore comune: il San Marino di Retrosi conservato nella Sala del Consiglio Grande e Generale
Tre emissioni del Titano di epoche diverse ma con un denominatore comune: il San Marino di Retrosi conservato nella Sala del Consiglio Grande e Generale

Com’era il paesaggio intorno al monte Titano al momento della fondazione della piccola Repubblica da parte dell’abate Marino? Nel 301 non c’erano ancora le tre torri e c’era un gran verde, poi sorsero le prime abitazioni… A “raccontarci” in quattro francobolli la trasformazione del territorio nell’arco di diciassette secoli fino all’attuale configurazione con strade e superstrade, è Tullio Pericoli. È all’artista marchigiano, nato 82 anni fa a San Benedetto del Tronto e che visse e lavorò a Milano, che le Poste del Titano affidarono la celebrazione dei 1700 anni di fondazione della piccola Repubblica. Pericoli, nella sequenza articolata in due dittici, ha creato atmosfere morbide e sognanti caratteristiche della sua opera, del suo mondo artistico.

San Marino: una leggenda che dura da millesettecento anni e che affonda le radici nel Santo fondatore, lo scalpellino e abate Marino, a sua volta figura leggendaria. La cui iconografia, come sottolinea Maria Antonietta Bonelli, è molto più importante ed ampia di quanto si creda, diffusa in Italia e in Europa, ancora da scoprire. La filatelia sammarinese ha tuttavia privilegiato l’immagine del Santo che si trova al centro della tempera di Emilio Retrosi e che occupa l’intera parete della Sala del Consiglio Grande e Generale nel Palazzo Pubblico, quella a ridosso della quale è collocato il trono dei Capitani Reggenti.

Il dipinto rappresenta il Santo in età avanzata che appare al popolo, al quale ricorda il prezioso possesso di una indiscussa libertà, riassunta nell’espressione Relinquo vos liberos ab utroque homine. Ed è proprio da questa immagine del Santo che prende le mosse questa retrospettiva dentellata del Fondatore della Repubblica grande come un francobollo, che da millesettecento anni è terra di perpetua libertà.

San Marino, Emilio Retrosi, Sala del Consiglio Grande e Generale. L’apparizione avviene alle falde del Monte. Alla destra del Santo è raffigurato il popolo, con in testa i Capitani Reggenti, preceduti dai paggi e circondati da magistrati, soldati, alabardieri e uomini di legge mentre giurano di voler mantenere e far rispettare ed arricchire di contenuti la libertà costruita ed assicurata dal Fondatore.

Alla sinistra ancora popolo: in mezzo a stendardi, vecchi, giovani, donne, fanciulli, operai, scalpellini, in atteggiamento di dipendenza e di ascolto. Onofrio Fattori ricorda che il Retrosi ha curato la scena nei minimi particolari e precisa: Chi scrive ricorda il Retrosi a raccoglier nella nostra rupe e nelle covalli erbe e fiori da riprodurre dal vero.

San Marino, risolleva la Repubblica, di Pompeo Batoni
San Marino, risolleva la Repubblica, di Pompeo Batoni

Un personaggio, poi, è facilmente riconoscibile; il vecchio con la fluente barba bianca è Pietro Tonini, il Capitano Reggente scomparso poco prima dell’inaugurazione del Palazzo, presidente della Commissione preposta alla sua edificazione. Il neonato in fasce, che appare come proteso verso il santo in una sorta di sacrificio è, secondo Onofrio Fattori, Sady Serafini, il giovane sammarinese che allo scoppiare della prima guerra mondiale si arruolò volontario nelle fila dell’esercito italiano, e perse la vita combattendo.

Al Museo di Stato, aperto in tempi non lontani nella nuova sede, è presente il bozzetto dell’affresco, donato alla Repubblica dal fratello del pittore, Guido, dopo la nomina a console di San Marino a Napoli, nel 1931. Costituisce soprattutto una prova di colore, e dev’essere stato dipinto dopo la definizione e l’approvazione della composizione per sperimentare (o dimostrare) il tono cromatico che avrebbe dovuto assumere l’opera. La Repubblica possiede un altro studio preparatorio: si tratta di un grande carboncino su carta (107×237 centimetri), rifinito con cura in tutti i particolari, donato nel 1977 alla Segreteria degli Affari esteri, dove attualmente si trova, dal Console generale Giuseppe Del Pennino.

15.3.1945: L. 10, 15 (in foglietto, assieme al Palazzo Pubblico da 25 lire, dentellato e non dentellato); 28.8.1977: L. 1.000, minifoglio di cinque; 13.5.1989: L. 100; 30.9.1994: L. 1.000; 14.11.2000: L. 1.200.

San Marino, San Leo e Sant’Agata, di Guglielmo Castelloni, Torretta del Palazzo Pubblico. Sono i tre Santi “dipinti a fuoco, in ceramica dal commendator Guglielmo Castellani (o Castelloni) di Roma su cartone di Pietro Tonnini, sammarinese”.
La ceramica resistette pochi anni a causa delle intemperie e del gelo; fu sostituita da un mosaico riproducente le stesse figure.
30.9.1894: 25c, 50c, L. 1 ; 28.3.1929: L. 1.75, 2, 2.50, 3; 14.4.1935: L. 3.70; 15.3.1945: L. 25 x 3; 27.2.1958: L. 500; 1.7.1960: L. 60; 15.5.1965: L. 30; 24.6.1985: L. 450; 29.8.1987: L. 500; 11.6.1990: L. 50; 18.9.1992: L. 1.000; 30.9.1994: L. 150, 600, 650; 7.6.1997: L. 800; 31.3.1998: L. 650; 27.4.2000: L. 650.

San Marino scalpellino. Si tratta della prima immagine dentellata del Santo. La realizzò Rino Fucci, mentre dell’incisione si occupò Alfredo Blasi. La stampa, in tipografia, venne curata a Roma dallo stabilimento Enrico Petiti, in fogli da 50.

Il francobollo fu chiamato a celebrare la Società Unione di Mutuo Soccorso, fondata nel 1876, il cui motto Labore et Virtute è collocato nella parte superiore della vignetta per il resto dominata dal Santo anziano, con barba bianca, che lavora con lo scalpello alla colonna di una chiesa da erigersi a Rimini. Questa località appare certa perché le tre cime del Titano e la città fortificata appaiono solamente in lontananza.
11.8.1923: 30c (in corso fino al 20 marzo 1924); 17.3.1987: L. 50.

Cantone di San Leo, di Enrico Saroldi e Romeo Balsimelli. È un’immagine dalle tante denominazioni. C’è – ricorda Maria Antonietta Bonelli, che su San Marino sa proprio tutto – chi parla di una colonna del Foro Romano, e chi di monumento all’Indipendenza. Orbene, se consultiamo le cronache dell’epoca vediamo che quella riprodotta sul francobollo da 5 lire è la scultura murata nel Cantone di San Leo, così chiamato perché prospiciente il Montefeltro, al quale nel 1937, anno dell’emissione, si giungeva salendo dal piazzale della Stazione ferroviaria e dal viale Benito Mussolini, e, scendendo, dal Lungomonte del Littorio.

Si raggiungeva così quella piccola piazza destinata ad aprirsi su un terzo lato per il Lungomonte Roma, sino al ciglio del Titano, dove doveva sorgere un ampio belvedere. A monte della piazza, sul muro di sostegno, c’è la scultura, eseguita, su modello di Enrico Saroldi, dal sammarinese Romeo Balsimelli. Essa rappresenta, illustrata da un brano del discorso pronunciato da Giosué Carducci nel 1894, Marino e Leo, che insieme giunsero profughi dalla Dalmazia. San Marino, a sinistra, è raffigurato con l’orso della leggenda.

L’emissione in foglietto speciale con tiratura di 60.000 pezzi subito esauriti, venne aspramente criticata dalla stampa settoriale. Ed in particolare dal Corriere Filatelico che nel numero del 31 ottobre, titolò il pezzo: L’ultimo scandalo. “L’ultimo scandalo è quello di San Marino, del ‘blocco’ di San Marino. Un vecchio commerciante milanese, ritiratosi da gran tempo dagli affari, uno dei più puri e degni filatelisti che abbia avuto l’Italia, sentendo parlare di ‘scandalo’ chiese di che si trattasse. Salutatolo, si mise a ridere e rettificò: Non è uno scandalo, è l’ultimo scandalo… A San Marino non si è mai fatto altro!

Riteniamo che quanto prima, uno speciale decreto-legge dichiarerà festa nazionale il 21 agosto. Bisogna infatti immortalare i grandi eventi. Ed è stato proprio il 21 agosto che i Capitani Reggenti hanno deciso l’emissione del ‘blocco’ commemorativo di cui stiamo parlando. Anzi, precisiamo: il 21 agosto è stato firmato il decreto con cui si è autorizzata l’emissione: ma i 60.000 blocchi erano già pronti, avendo saviamente l’accorta Repubblica provveduto a ordinarne la stampa ad una nota ditta inglese, fin da quando aveva ricevuto la commissione.

Il 21 agosto era un sabato; il decreto d’emissione fissò l’inizio della vendita al pubblico a partire dal lunedì 23 agosto. E alle ore 18 di lunedì 23 agosto i 60.000 blocchi erano tutti esauriti.

Questa versione ufficiale presenta una grande lacuna che gli intelligenti lettori hanno subito rilevato: come ha fatto la vendita a protrarsi fino alle ore 18 se per ritirare il pacco, sia pure di 60.000 blocchi, e pagarlo, bastano al massimo 20 minuti? Chiediamo un’inchiesta e la punizione del negligente funzionario che ha impiegato un giorno intero per compiere un’operazione che il più modesto apprendista di un qualunque ufficio commerciale avrebbe compiuto in venti minuti”.

Ancora più duro Luigi Sassone, che nella stessa testata scriveva: “San Marino vuole fare i suoi comodi in fatto di emissioni e di vendite, ma nel contempo vuole anche una ‘buona stampa’; vuole cioé che non si parli male dei suoi francobolli e del modo con cui esso li emette e li vende! In altri tempi un francobollo come quello di cui ci stiamo occupando non sarebbe né stato catalogato dagli editori di cataloghi né raccolto dai collezionisti; non sarebbe stato, cioé, considerato un vero e proprio francobollo. Oggi si è di manica larga e si indulge su tante irregolarità; ma tutto ha un limite e ci pare proprio che questo limite sia stato superato.

Come siano andate realmente le cose non è possibile sapere. Ma da indiscrezioni e confidenze pervenuteci da varie fonti ecco press’a poco quel che deve essere avvenuto: un gruppo di speculatori stranieri, specializzati nel lancio e nello sfruttamento della nuovissima passione dei ‘blocchi’, ha chiesto discretamente a San Marino se era possibile ottenere l’emissione di un ‘blocco’, di costo non eccessivo, di tiratura limitata, commemorante un qualsiasi avvenimento: in tal caso il gruppo s’impegnava a rilevare l’intero quantitativo, tranne piccole quantità da vendersi per qualche ora agli sportelli, allo scopo di poter affermare che il francobollo aveva avuto realmente corso postale.

Quattro episodi della vita di San Marino sono diventati nel 1972 prima quattro prove di stampa (in alto) e poi altrettanti valori del Titano
Quattro episodi della vita di San Marino sono diventati nel 1972 prima quattro prove di stampa (in alto) e poi altrettanti valori del Titano

Naturalmente, affinché la speculazione riuscisse, era assolutamente necessario che nessuno avesse notizia preventiva dell’emissione. E San Marino accettò immediatamente la proposta; accettò il prezzo modesto, la tiratura ridotta, la consegna quasi integrale dell’emissione, il segreto del progetto. Accettò tutto, e mantenne fedelmente.

Quello che soprattutto sorprende in una simile procedura è il valore ridicolo che San Marino attribuisce a quella ‘sovranità’ di cui, in altra sede fa tanto caso. A conti fatti da 60.000 blocchi da 5 lire ciascuno, la Repubblica non ha incassato che 300.000 lire, anche se il gruppo che ha ordinato l’emissione si è accollato le spese di stampa (l’esecuzione del lavoro è stata affidata, con alto senso di italianità, a Londra).

Si resta davvero sgomenti pensando quanto poco si valuti dunque, a San Marino, la dignità è il buon nome dello stato. Un filosofo pessimista ha affermato che tutto si vende a questo mondo, compresa la coscienza degli uomini e quello che si vuol chiamare l’onore delle donne: è questione di prezzo. Ma oggi che siamo abituati a sentir parlare continuamente di milioni e di miliardi, ci saremmo aspettati anche da San Marino la richiesta di qualche soldarello di più per una concessione di quel genere”.

Rimasti a bocca asciutta i commercianti italiani, i quali dovettero, “per contentare i loro clienti, fornirsi a prezzi altissimi dagli incettatori. E i poveri collezionisti hanno pagato fino a 50 lire questi primi blocchi apparsi sul mercato!

Un noto speculatore tedesco, che si trovava per caso a San Marino al momento dell’emissione, offriva con apposita circolare il blocco a franchi francesi 125! Poi, un po’ alla volta, da San Marino e da altri siti, i blocchi sono apparsi sul mercato e con prezzi sempre più deboli, fino a 20-25 lire! E si capisce: realizzato il capitale investito, con la vendita delle prime migliaia di blocchi, adesso gli speculatori hanno fretta di realizzare il guadagno… e mollano sul prezzo”. Da allora il blocco non si è più ripreso.
23.8.1937: L. 5.

San Marino, dipinto attribuito a Lanfranco. Sotto l’immagine del Santo si legge: Trattasti questi sassi come un artefice, o Marino, con la tua forte mano.
Nell’annunciare l’emissione (circolare del marzo 1944) il Segretario di Stato per gli Affari Interni, Giuseppe Forcellini, metteva in risalto “il grande formato” e “l’accurata fattura”, mentre il sovrapprezzo sarebbe stato destinato all’Istituto delle Case Popolari di San Marino. “Tutte le prenotazioni comprese quelle dirette agli altri uffici governativi ed agli spacciatori autorizzati, per essere valide dovranno essere accompagnate da almeno il 20 per cento dell’importo totale dei francobolli richiesti ed essere consegnate all’Ufficio filatelico governativo entro il 15 settembre 1944”.
27.4.1944: L. 20 + L. 10; 17.3.1983: L. 50.

San Marino risolleva la Repubblica, di Pompeo Batoni. Eseguito nel giro di sei mesi e costato la non piccola cifra di 152 scudi e 45 baiocchi, il quadro venne presentato il 10 settembre 1740 a Domenico Rivera “cardinale protettore” della Repubblica, che durante l’occupazione dell’Alberoni (1739) e durante il lungo conclave (febbraio-agosto 1740) seguìto alla morte di Clemente XII si era prodigato in difesa della “libertà perpetua” della Repubblica.

A farsi promotore dell’iniziativa fu l’abate sammarinese Marino Zampini, agente della Repubblica di Roma, cui si deve la scelta del pittore, che il Governo approvò e autorizzò il 27 febbraio 1740. Scartati i pittori di maggior grido, come Francesco Trevisani e Sebastiano Conca, troppo costosi, la scelta cadde su Pompeo Batoni.
Nel dipinto “San Marino è raffigurato in abiti da Levita in atto di sollevare la Repubblica, che si rappresenta in figura di una vergine con contrassegni diversi della libertà”.
In lontananza si intravede la Repubblica stessa, “verso di cui svolazza un puttino, ossia un angelo con ramo d’ulivo”.

Alla scomparsa del cardinale Domenico Rivera, il quadro passò alla famiglia Borghese, e, da questa, ad Antonio Ruffo, duca d’Artalia che ne fece dono alla Repubblica.
La sua prima collocazione fu Palazzo Valloni, nella sala in cui si riuniva il Consiglio.
Per l’emissione del 1947, Maria Antonietta Bonelli ritiene che la stampa sia stata commissionata all’inglese Bradbury Wilkinson per la necessità di esaurire la provvista di carta con filigrana tre penne che lì giaceva.

18.7.1947: L. 1, 2, 4, 10, 25, 50, L. 25, 50 aerea; 13.11.1947: L. 1+L. 1, L. 1+L. 2, L. 1+L. 3, L. 1+ L. 4, L. 1+L. 5, L. 2+ L. 1, L. 2+L. 2, L. 2+ L. 3, L. 2+L. 4, L. 2+L. 5, L. 4+L. 1, L. 4+L. 2; 9.10.1948: L. 200 su L. 25; 23.6.1949: L. 1, L. 2.

San Marino, statua di Giulio Tadolini. Realizzata in bronzo dalla fonderia romana di Alessandro Nelli, la piccola statua collocata nell’angolo del Palazzo Pubblico, presenta il Santo con lo scalpello e la squadra.
31.8.1963; L. 100.

San Marino di Bartolomeo Gennari. Per lungo tempo considerato del Guercino, ora attribuito, sia pure con un grosso punto di domanda, a Bartolomeo Gennari, il dipinto è di ottima fattura. Tanto che il riferimento al Guercino resta valido, anche se non se ne trova traccia sia nel “libro dei conti” che nella lista del “Malvasia”. Per quanto ottima – fanno rilevare i critici – l’opera rivela l’esecuzione della bottega, in un tempo non molto lontano dal 1650. Di proprietà della famiglia Belluzzi nel 1927, dopo una trattativa andata avanti per quasi vent’anni, il dipinto fu venduto alla Repubblica di San Marino, che lo pagò in… francobolli.

Tremila serie commemorative di Antonio Onofri, emesse nel 1926, ma soprastampata nel 1927, per un valore di 26.250 lire.
16.3.1967; L. 40; 15.12.1977: L. 55; 4.5.1975: L. 100, 200. 14.4.1977: L. 170, 200; 17.3.1988: L. 50; 14.11.2000: L. 1.200.

Quattro episodi della vita di San Marino, pittore riminese. Un tempo nella Sala del Consiglio del vecchio Palazzo Pubblico o del Governo, nel 1884 le quattro tele monocrome passarono in Palazzo Vannoni, ornandone fino al 1984 l’atrio, dopodiché sono passate al Museo di Stato.

Opere della metà del Settecento, forse opera del riminese Giovan Battista Costa, costituiscono il ciclo più completo di figurazioni dedicate alla vita del Santo.
Più precisamente: il Santo perseguitato da una donna (qui rappresentata come indiavolata) che si spaccia per sua moglie; l’incontro con il giovane Verissimo, che lo voleva cacciare dal Monte; l’incontro con Donna Felicita (o Felicissima), padrona del monte, che lo supplica di guarire il figlio; il Santo che obbliga un orso ad aiutarlo, sostituendo nel lavoro l’asino che lo stesso orso s’era mangiato.

“Le scene sono raccontate con una certa spigliatezza, e sono racchiuse da finte cornici molto celebrative, animate da vedute, tralci vegetali e angioletti in volo, in stile pienamente rococò: il tutto dipinto in un colore caldo, fra il giallo e il bruno”.
27.4.1972: L. 25, 55, 100, 100, 130.

San Marino, di Adamo Todolini. Si tratta della statua collocata sull’altar maggiore della Basilica, scolpita probabilmente nel 1830 da Adamo Todolini, allievo del Canova. Un prototipo in gesso della statua è conservato nella chiesa di Montegiardino. All’epoca il trasporto da Roma a Rimini costò 131,20 lire, mentre altre 17,85 lire furono spese per il trasporto da Rimini a Montegiardino.
15.12.1972: L. 20.

Due episodi della vita di San Marino, di Franco Filanci. La prima immagine è ispirata alla leggenda, semplice e popolare, dell’orso che un giorno si pappò tranquillamente e beatamente il mulo che aiutava Marino nel suo lavoro di tagliapietre. Il Santo, che già tante persone aveva convertito alla fede cristiana, riuscì a parlare anche all’animale, facendogli comprendere il male che aveva commesso e rendendolo buono e mansueto.

L’altra leggenda ruota intorno al Monte Titano, allora di proprietà di Donna Felicissima, dal quale il figlio Verissimo, cercò di cacciare con la forza il Santo, che si era ritirato sul monte costruendovi una cella in cui pregare. Marino chiamò in sua difesa Dio, e la punizione si abbatté sul giovane, che rimase muto e paralizzato. Allora la madre Felicissima intervenne presso Marino, offrendogli in dono, in cambio della guarigione di Verissimo, il Monte.
21.3.1997: L. 650, 750.

Polittico con la Sacra Famiglia, San Marino e scene della vita di Gesù, di Francesco Menzocchi. Nel 1842 segnalata nel Palazzo del Governo, venne restaurata nel 1863. Non già da Pietro Tonini, che si era offerto di eseguire il lavoro in cambio di 100 scudi, bensì da Luigi Cocchetti e Pellegrino Succi.
14.11.2000: L. 1.200.

San Marino, scuola toscana. Già attribuito al Ghirlandaio, l’olio su tela del XVI secolo è entrato a far parte delle collezioni del Museo di Stato nel 1926, per lascito testamentario del conte Luigi Balme di Montalbo.
14.11.2000: L. 1.200.

San Marino in gloria, di ignoto. Forse una pala d’altare, il settecentesco dipinto è nel Palazzo del Governo, proveniente dal convento di Santa Chiara, dove è stato custodito fino al 1978. Si tratta di un’opera condotta secondo le più tipiche convenzioni antiriformistiche, da un pittore probabilmente marchigiano che ha rappresentato San Marino in età giovanile e vestito da diacono.
14.11.2000: L. 1.200.

 

Un’epica e tragica impresa la costruzione di quel Palazzo

Poteva una Repubblica che porta il nome di un Santo, Marino, non avere il principale ufficio postale dedicato al Fondatore? No, di certo. L’importanza che il Titano ha da sempre riconosciuto alla comunicazione postale è oltretutto sottolineata dalla collocazione dell’ufficio di posta, edificato sul Pianello, dirimpetto quindi al Palazzo Pubblico.

In una pubblicazione del 1842, l’aretino Oreste Brizi, descrivendo la Piazza dei sammarinesi comunemente chiamata Pianello, in una manifesta voglia di pianura, scriveva: “Salendo la Costa si trova a sinistra una piazza quadrilunga chiamata Pianello, la quale non è altro che la coperta di un cisternone grande quanto essa e profondo, con tre aperture per attingervi l’acqua avente nei lati corti due fabbricati che appartengono allo Stato, cioé il quartiere delle Milizie, o magazzino dell’equipaggio e armamento militare, cui è annesso l’Ufficio della distribuzione delle lettere e la torre del pubblico orologio con doppia sfera, e rimpetto a questo il Palazzo del Governo.

Il servizio della posta è disimpegnato da un procaccia che va a prendere e a portare le lettere a Rimini, ogni qualvolta vi giungano e ne partano i corrieri: L’arrivo di lui a San Marino è annunziato dal suono di una campanella, la quale indica il principio della distribuzione delle lettere, che si effettua a mezzo dell’impiegato a ciò preposto”.

Il Palazzetto della Posta sui tre valori maggiori della serie del 1932
Il Palazzetto della Posta sui tre valori maggiori della serie del 1932

In antico il Palazzotto era la piccola Casa del Comune, al cui interno veniva data pubblica lettura delle sentenze e dove risiedeva il Commissario della Legge. L’edificio che ancora adesso fa bella mostra di sé sul Pianello, anche se da tempo adibito a funzioni di rappresentanza, è opera di Gaspare Rastelli. Nel progetto, ridimensionato rispetto a quello iniziale, “il Palazzo assume – si legge sul Popolo Sammarinese – un aspetto di edificio pubblico munito di portici a tutto sesto, ciò che non era in quello di Edoardo Collamarini che arieggiava il tipo di casa privata in istile fiorentino. Furono apportate modifiche e spostamenti nei pieni e nei vuoti, talché l’innesto architettonico delle due individualità artistiche è riuscito perfetto”.

A non filare via lisci furono i lavori. In corso d’opera, ed esattamente il 24 luglio 1929, “la tranquilla vita cittadina veniva funestata da una dolorosa disgrazia che ha suscitato in tutti la più viva e profonda commozione. Alle ore 17 circa, durante i lavori di costruzione del nuovo palazzo delle Poste, per l’improvviso e imprevedibile crollo di uno dei muri della vecchia casa in demolizione, l’assistente governativo Marcello Reffi e gli operai Augusto Bombini, Augusto Volpini, Dino Rondelli, Marino Casali venivano travolti fra le macerie e i rottami, mentre altri operai scampavano miracolosamente al perito, riportando lievi ferite.

Il Palazzetto della Posta sul valore da 700 lire per l'Europa Cept del 1990
Il Palazzetto della Posta sul valore da 700 lire per l’Europa Cept del 1990

Il Reffi restava ferito ad una mano e a un piede e il Bobini riportava la lussazione di una spalla e ferite e contusioni in varie altre parti del corpo. Più difficile fu il salvataggio degli altri in peggior maniera sepolti sotto le macerie.
Dopo molte fatiche furono estratti dalle macerie, in più parti feriti ma salvi, gli operai Augusto Volpini e Dino Rondelli. Più lunga e difficoltosa ancora fui l’opera accorsa per l’operaio Marino Casali, il quale sottratto dalle mercerie che l’opprimevano dopo più di tre ore di lavoro, avendo riportato varie e gravissime ferite, spirava poco dopo il suo giungere all’Ospedale”.

Con un discorso di Onofrio Fattori, in ciò designato dal Partito fascista, l’edificio venne inaugurato il 5 febbraio 1932. Il giorno prima, 4 febbraio, erano entrati in circolazione cinque dentelli calcografici. Unica, realizzata da Enrico Federici, l’immagine mentre le incisioni sono di H.B. Hill e la stampa, in calcografia, effettuata dalla Bradbury Wilkinson. Abbastanza contenuti i francobolli venduti – 14.920 quelli del valore da 1.25 lire, il più quotato, 12.960 dell’1.75 lire e 13.000 del 2.75 lire -.

4.2.1932: 20c, 50c, L. 1.25, L. 1.75, L. 2.75; 27.5.1933: 25c su L. 2.75, 50c su L. 1.75, 75c su L. 2.75, L. 1.25 su L. 1.75; 12.4.1934: 25c su L. 2.75, 50c su L. 1.75, 75c su 50c, L. 1.25 su 20c; 22.2.1990: L. 700.

 

Per il Santo scalpellino un intero soltanto

Il bustone da 5 lire del 1894 col Palazzo Pubblico
Il bustone da 5 lire del 1894 col Palazzo Pubblico

Generose in fatto di dentelli, le Poste del Titano non hanno finora ancora dedicato un intero al Santo Fondatore. Così, se si vuol trovare qualche traccia di San Marino bisogna andarla a cercare nel bustone di 5 lire, uscito il 21 ottobre 1894 per l’inaugurazione del Palazzo del Governo. La stessa immagine, anche se in formato più piccolo, il che non facilita certo l’individuazione del Santo, è presente sulla cartolina uscita per la stessa circostanza il 30 settembre 1894. Nonché sulle due cartoline, entrambe da 700 lire, in distribuzione dal 17 ottobre del 1994, a ricordo in questo caso del centenario del Palazzo del Governo.

Palazzo che è presente – ma qui per risalire al Santo fondatore bisogna armarsi di tantissima fantasia – nelle impronte di valore della cartolina da 20 lire del 1962, riproposta tre anni dopo, nel 1965, con valore da 30 lire. Nel seguente 1966 la cartolina venne stampata con una nuova impaginazione, mantenendo il valore di 30 lire e di 30+30 lire (1967), seguito poi dal taglio da 40 lire (1967) e da 40+40 lire (1968).

 

La prima volta nel ’62 a Verona

Strano ma vero. Per portare l’immagine di San Marino su un annullo della Repubblica c’è voluto un divieto italiano e, al tempo stesso, l’intraprendenza di alcuni veronesi. Il divieto, neppure a farlo apposta, riguardava appunto l’impiego di annulli speciali da parte di Poste Italiane, per cui, i dirigenti dell’Associazione filatelica scaligera (Renzo Bernardelli, Eraldo Pollice e Carlo alberto Cappelletti), non volendo far passare sotto silenzio marcofilo il convegno filatelico del 1962, già allora importante, bussarono con tutta la loro determinazione alle Poste della Repubblica di San Marino, trovando pronto ascolto.

Di qui l’annullo, di gran formato e di ottima fattura, realizzato da Claudio Bonacini, sul quale figurano il ritratto di San Marino con martello e scalpello, e quello, sorridente, del vescovo Zeno con pastorale e pesce: patrono del Titano il primo, di Verona il secondo. In quel 1962 la città scaligera festeggiava il sedicesimo centenario della consacrazione episcopale.
1962: Omaggio ai Santi Patroni Marino e Zeno, Convegno filatelico di Verona A.F.S. Verona.

1974: 15-16.6, Convegno filatelico numismatico. Dovettero passare altri dodici anni perché San Marino diventasse annullo postale. Usato in ricordo del primo convegno filatelico e numismatico, ospitato nel Palazzo dei Congressi, l’annullo propone un particolare del dipinto probabilmente eseguito da Bartolomeo Gennari, che qualcuno continua a dire di mano di Giovanni Barbieri, il Guercino.

1975: 7.6, Convegno filatelico numismatico. San Marino di Bartolomeo Gennari.
1975: 8.6, Assemblea Anasfen. Dimostrando ben poca fantasia, anche l’annullo per la quarta assemblea dell’Associazione nazionale stampa filatelica e numismatica riproduce il Santo preso da Bartolomeo Gennari.
1997: 21.3, Europa, San Marino ammansisce l’orso.
2000: 14.11, 17 secoli di Libertà. San Marino, olio su tavola di Scuola Toscana, in passato attribuito al Ghirlandaio.

17 secoli di libertà

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