1600 Medaglie, 750 sigilli ed oltre 5000 monete

Il Museo Civico di Siena è universalmente noto in primo luogo per gli straordinari cicli affrescati che decorano le sale monumentali del medievale Palazzo Pubblico. Gli straordinari dipinti di Simone Martini, Ambrogio Lorenzetti, Taddeo di Bartolo, Domenico Beccafumi costituiscono la principale attrattiva per le centinaia di migliaia di visitatori che ogni anno affluiscono al Museo.

Sanese d'oro battuto tra il 1376 e il 1391 (diritto)
Sanese d’oro battuto tra il 1376 e il 1391 (diritto)

La rilevanza storico-artistica di queste opere pone in una posizione di secondo piano le ricche e importanti collezioni che ugualmente il Museo possiede e che costituiscono un “corpus” essenziale per l’approfondimento della storia patria e per la ricostruzione della impareggiabile civiltà figurativa senese.

Basterà ricordare a questo proposito l’importantissima collezione sfragistica che comprende circa 750 sigilli, in massima parte dei secoli XIV e XV, spesso opere di celeberrimi intagliatori, i quali, agli inizi del ‘300, fornirono un contributo assolutamente determinante al formarsi della scuola senese, che si affermò tra le più celebrate nell’introdurre la nuova arte gotica in Italia, per poi riesportarla in tutta Europa, arricchita dal prezioso corredo dettato dalla tradizione orientale.

Anche la collezione comunale di medaglie è assai ricca ed importante, comprendendo quasi 1600 pezzi, molti dei quali, importantissimi, di epoca rinascimentale, anche se il nucleo più cospicuo risale al XVIII secolo.

Come i sigilli e le medaglie, anche le monete confluite nel medagliere del Museo Civico, provengono dalle collezioni della Biblioteca Comunale, dove erano state depositate, nei secoli passati, dai collezionisti senesi Fedro Bandini e Giuseppe Porri.

Le oltre cinquemila monete presenti nella collezione rappresentano tutti i periodi storici: dalle prime monete greche a quelle romane, sia repubblicane che imperiali, per proseguire con quelle bizantine, sino all’epoca carolingia e fino all’età comunale.
A quest’ultimo periodo appartiene il gruppo delle monete medievali toscane che è il più siginificativo della raccolta. Vi si trovano infatti 514 monete della Repubblica di Siena, di cui 21 coniate durante l’esilio di Montalcino e 1299 pezzi delle altre zecche che operarono in Toscana al tempo dei liberi Comuni.

Per quanto riguarda la Zecca di Siena la collezione offre un quadro completo di tutte le tipologie della sua monetazione, dal secolo XII alla fine della Repubblica. Da ricordare particolarmente è il sanese d’oro, coniato a partire dal 1391, che fu la prima moneta d’oro uscita dai conii della zecca senese; poi i vari tipi di ducati d’oro del secolo XV; per arrivare al Cinquecento quando i conii furono incisi da noti orafi come Giovanni Castoro senese, nella cui bottega fece esperienza, tra il 1517 e il 1518, il giovane Cellini e come Leonardo da Parma che ebbe in appalto la zecca del Comune nel 1540.

Sanese d'oro battuto tra il 1376 e il 1391 (rovescio)
Sanese d’oro battuto tra il 1376 e il 1391 (rovescio)

A questo periodo appartengono gli scudi d’oro del Sole con la Lupa romana che allatta i gemelli per riaffermare l’antica leggenda che descrive i figli di Remo, Aschio e Senio, come fondatori della città di Siena.

Sono poi presenti i tipi monetali del giulio d’argento, fra cui quello coniato a commemorazione della storica vittoria senese di Porta Camollia sull’esercito di Papa Clemente VII, il 25 luglio 1526. Su questa moneta è impressa la Beata Vergine che dal cielo allarga il manto a protezione della città.

Fra le ultime monete senesi vi sono quelle battute a Montalcino dagli esuli riparati nella cittadina dopo la resa di Siena all’imperatore Carlo V, nell’aprile del 1555. Tra queste è da segnalare il rarissimo testone del 1558, che raccoglie insieme i due simboli più cari ai senesi: la Lupa repubblicana e la Vergine Assunta cui la città si era votata sin dal giorno della gloriosa Vittoria a Monteaperti del 4 settembre 1260.

Delle altre zecche toscane è da segnalare la presenza del rarissimo grosso fiorentino da 20 denari detto “Ghibellino” perché battuto sotto il Governo dominato da questo partito dal 1260 al 1267, ed anche il quinto di scudo detto “Cotale” del 1514.
Della zecca di Pisa è importante la presenza del raro doppio grosso, coniato fra il 1495 e il 1509, durante il breve periodo della II Repubblica pisana ed anche il grossetto dello stesso tempo.

Infine appartengono alla zecca di Volterra il grosso e il grossetto che il Vescovo Ranieri III Belforti (1301-1321) fece coniare nel suo castello di Berignone.

Attualmente il Medagliere del Museo Civico di Siena non è esposto, ma ordinato in appositi contentori e visibile a richiesta dagli studiosi e da chiunque sia interessato. Negli anni scorsi sono state realizzate alcune esposizioni temporanee di parti della collezione, restaurate per l’occasione e sottoposte a indagine sistematica.

Siena: scudo d'oro del Sole
Siena: scudo d’oro del Sole

La nuova sistemazione del Museo Civico, che proprio in questo periodo è in fase di progettazione esecutiva, prevede l’esposizione permanente delle componenti più significative delle collezioni che furono ordinate e valorizzate dall’opera meritoria di studiosi illustri come Ranuccio Bianchi Bandinelli, Fabio Jacometti e il non dimenticato Aldo Cairola che alla collezione dedicò numerose e valide pubblicazioni.

La direzione del Museo si avvale adesso della preziosa consulenza di Rossano Betti, appassionato e valente numismatico, che da tempo offre il suo disinteressato e puntuale aiuto per la riorganizzazione di questa assai notevole collezione.

 

Denari e grossi, oboli e sanesi, scudi, testoni, giuli, parpagliole…

È nel 1180 che Siena, ormai libero Comune, conia il primo denaro e dopo il 1220 la lunga serie dei grossi da 12 denari (che poi diventeranno da 2 e 5 soldi, da 18 denari, da 80 quattrini, grossetti o mezzi grossi), gli oboli o medaglie, i denari piccoli, tutti caratterizzati da una grande S al diritto con la leggenda SENA VETVS e al rovescio una croce patente con la leggenda ALFA ET, diventata poi ALFA ET PRINCIPIVM ET FINIS.

Scudo d'oro largo del 1549 con la Vergine in preghiera
Scudo d’oro largo del 1549 con la Vergine in preghiera

Impronte e leggende che sfideranno i secoli restando immutate con leggere varianti sino alla fine della Repubblica. Per questo le monete senesi potrebbero sembrare a prima vista piuttosto monotone, ripetendosi più o meno uguali. Ma in realtà la serie monetale senese a chi la studia non superficialmente si presenta estremamente variata e ricca di sorprese.

A cominciare dalle varie armette e segni che contraddistinguono gli zecchieri e che cominciano ad apparire sulle monete fin dal 1246. Basta osservare la croce patente che diventa fogliata in cornice di 8 archi con globetti agli angoli o fogliata e filettata e pesantemente ornata; così la tradizionale S del diritto appare accostata da globetti o da stelle o da rosette o da crocette, fogliata in cerchio perlinato o in cornice di 6 od 8 archi doppi con stelle a 5 punte agli angoli come gli splendidi grossi da 5 soldi ed i sanesi d’oro – la prima moneta aurea di Siena – emessi rispettivamente nel 1350 e nel 1376.

Poi una breve pausa. Siena per non cedere a Firenze si dà ai Visconti (1390-1404) perdendo comunque la sua libertà: sulle monete senesi compare il biscione visconteo. Ma nel 1404 Siena riacquista la sua piena sovranità e come suo primo atto cancella dalle monete l’arme del duca di Milano. È del 1423 la coniazione del fiorino d’oro con una grande S fogliata caricata in centro da un bottone; seguono i ducati d’oro con la loro metà che nel 1498 assumono la leggenda SENA VETUS CIVITAS VIRGINIS, i quattrini, i grossi da 8 e 7 soldi e da 10 quattrini, i grossetti da 4 soldi, i bolognini da 2 soldi con nuove originali impronte: al dritto SENA scritta in forma di croce e al rovescio una grande A gotica e la leggenda C VIRGINIS.

Nel 1510 appare per la prima volta sulla monetazione senese – i grossi da 7 soldi – la lupa con i gemelli Senio e Aschio, legati alla mitica storia della fondazione di Siena. Uno dei gemelli è colto nell’atto di prendere il latte dalla lupa della quale accarezza il muso mentre l’altro è seduto a ritroso sul dorso dell’animale. Un’impronta, quella della lupa, che impreziosisce con le sue numerose varianti la serie delle monete senesi, accompagnandole sino alla cessazione dell’attività della Zecca, a Montalcino, nel 1558.

Ecco la lupa che allatta i due gemelli sui grossi e sui grossetti, la lupa sul cui dorso un gemello alza un vessillo con punta a due fiamme sui grossi da 7 soldi, la lupa in uno scudo accartocciato sugli scudi d’oro del Sole, la lupa su una piattaforma rettangolare sugli scudi d’oro del 1546, la lupa su un piano circolare sui bolognini da 6 quattrini.

Grosso da 40 quattrini con la Madonna che stende il suo mantello a protezione della città
Grosso da 40 quattrini con la Madonna che stende il suo mantello a protezione della città

Nel 1536 nasce un nuovo tipo: i grossi da 40 quattrini con al dritto il busto della Madonna che allarga il suo mantello a proteggere la città, distesa con le mura e le sue torri sotto di lei; al rovescio una Vittoria alata di fronte con un ramo di palma nella sinistra indica il cielo dal quale cade la rugiada divina. È una moneta, insieme a quella da 20 quattrini, commemorativa della vittoria di Porta Camollia sulle truppe papali e fiorentine.

La Madonna nimbata e velata, le mani giunte in preghiera, in un’aureola ellittica con tre cherubini e due lingue di fuoco per lato, un cherubino sotto i piedi, torna sui giuli da 20 quattrini e sui mezzi giuli del 1540. Ancora la Madonna Assunta in cielo seduta tra nubi e raggiata o in piedi circondata da splendori e sostenuta da un cherubino o seduta sulle nubi con ai lati due angeli e sotto due cherubini domina il dritto dei giuli e dei mezzi giuli del 1548 (dal 1548 le monete senesi sono datate) e degli scudi larghi d’oro del 1549.

Proprio sui giuli battuti dal 1549 al 1553 e senza data abbiamo una “galleria” di Madonne estremamente variate e di grande bellezza.

Una nuova trasformazione subiscono la S e la croce sugli scudi d’oro e sui mezzi scudi del 1546: la S su queste splendide monete è filettata, ornata da stratti arabeschi; la croce appare finestrata e pesantemente ornata anche agli angoli.

Ancora una nuova impronta viene impressa al rovescio dei bolognini da 6 quattrini del 1553: uno stemma ovale baroccheggiante in cui è una banda con la scritta LIBERTA’. Siena è caduta in mano agli spagnoli che la presidiano ma non rinuncia alla sua libertà invocata e riaffermata ancora una volta sulle sue monete. E tanto dava fastidio quella parola che gli occupanti imposero il ritiro delle monete.

I 4 scudi d'oro montati a spilla: coniazione moderna, di fantasia, del XIX secolo
I 4 scudi d’oro montati a spilla: coniazione moderna, di fantasia, del XIX secolo

Infine il tramonto, prima con la protezione imposta a Siena da Carlo V e poi con la cessione della città ai Medici (1555-1557). Ma dalla zecca in questo breve periodo escono ancora due altre monete nel vano tentativo da parte dei reggitori della Repubblica di riaffermare le proprie prerogative: sono la crazia e il giulio datati 1555 e battuti al “peso lega tratta e remedio de la zecchia di Fiorenza” ma che conservano intatte le loro antiche impronte e leggende repubblicane.

Molti senesi – 252 famiglie nobili e 435 popolane – non si rassegnarono alla perdita della libertà e si rifugiarono a Montalcino dove subirono un lungo assedio da parte dei fiorentini e degli spagnoli prima di arrendersi definitivamente. Dal 1555 al 1559 Siena batte a Montalcino le sue ultime splendide monete: scudi d’oro e mezzi scudi con la lupa o la S fogliata e lo stemma della libertà, testoni e giuli, parpagliole con la loro metà, quattrini (quelli del 1555, ultima battitura, sono vere e proprie monete ossidionali).

Su queste monete si avverte il dramma che sta vivendo Siena: nelle leggende si invoca l’aiuto della Madonna ultimo vero presidio, si mette sulle monete il nome di Enrico II di Francia che aveva inviato milizie in difesa della Repubblica.

Esistono anche due grossi nominali d’oro ed uno d’argento – 6 scudi del 1550, 4 scudi del 1556 per Montalcino e un doppio testone del 1556 sempre di Montalcino – che in realtà sono solo coniazioni moderne, inventate nel XIX secolo per soddisfare la ricerca di rarità dei grandi collezionisti dell’epoca, come ha messo in rilievo Giuseppe Toderi nello splendido volume dedicato alle Monete della Repubblica di Siena, edito dal Monte dei Paschi nel 1993.

(Articolo tratto da Cronaca Numismatica n. 53, maggio 1994)

1600 Medaglie, 750 sigilli ed oltre 5000 monete

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